Il Tirreno

Livorno

Si è spenta a 84 anni Olimpia Sgherri la “santa” degli indifesi

di Mauro Zucchelli

Al fianco di disabili, baraccati, emarginati e malati di Aids è stata una figura-simbolo del volontariato cattolico

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LIVORNO. Se n'è andata in punta di piedi a 84 anni: proprio nel giorno che il calendario liturgico dedica alla Madonna di Lourdes, lei che era così devota. Olimpia Sgherri non ha mai fatto niente per attirare a sé i riflettori, anche solo a fin di bene, in nome di uno dei mille e mille interventi caritativi per i quali ha speso la vita: eppure mezza Livorno la conosceva come una sorta di “santa laica”.

COME SAN FRANCESCO

«Quasi un san Francesco dei giorni nostri»: così la descrive Stefano Casarosa, parrocchiano anche lui di San Sebastiano, la chiesa dei padri barnabiti che Sgherri ha frequentato per una vita («era l’angelo degli ultimi»). Del resto, non era forse terziaria francescana?

Il suo impegno nel volontariato è stato legato alla fioritura della stagione conciliare che la nostra città ha vissuto fra gli episcopati di monsignor Emilio Guano e, soprattutto, monsignor Alberto Ablondi, che ha retto la diocesi labronica proprio nei tre decenni centrali per l’attività di volontariato di Olimpia Sgherri.

E non pensate a una carità di tipo tradizionale, che quasi rafforza il divario fra chi riceve e chi è in grado di dare un po’ di superfluo (e dunque, dando, si vede confermata la propria posizione sociale, economica, morale). Basti dire che Olimpia Sgherri è stata fra gli “inventori” del campeggio estivo degli handicappati in anni lontanissimi, quando era una eresia anche solo immaginare di portare i disabili in mezzo agli ombrelloni di un litorale vip come Castiglioncello. Lo ricorda anche don Roberto Corretti, scomparso nel settembre di sette anni fa, in alcuni appunti per disegnare la storia della Caritas a Livorno: al Rosario – ricordava in quel testo del 2005 – attorno alla figura carismatica di Olimpia Sgherri era nato un gruppo di giovani che si proponeva di sperimentare nuove forme di catechesi anche per chi era intellettualmente un po’ più lento.

LE RADICI DELLA CARITAS

In realtà, forse avevano “inventato” qualcosa di ancor più grande: la Caritas a Livorno ha messo radici attorno a Olimpia Sgherri – dice Emanuele Rossi, costituzionalista, docente alla Scuola Superiore Sant’Anna e esponente del laicato eccleisale impegnato – con il gruppo che con Giorgio Locci e suor Roberta D’Alì aveva vissuto l’esperienza nel volontariato in auto ai terremotati del Friuli.

Il campeggio con i disabili l’avevano messo in piedi, lei e gli altri della sua squadra, con quella mitezza determinatissima che non si ferma di fronte a niente. Non è un segreto che l’attività con i portatori di handicap era al centro del suo impegno anche nell’attività professionale nei corsi per disabili in via San Gaetano: insegnante, così come la sorella Maria Rosa, storica preside delle Micali e candidato sindaco del centrodestra nel ’99 contro Lamberti .

DAI BARACCATI ALL’AIDS

Non solo: la sua attenzione si era man mano spostata a seconda dei bisogni dei più indifesi. C’era stata la stagione in cui si era fatta in quattro per i baraccati della Fortezza o quelli fra Colline e Coteto; aveva aiutato il decollo dell’associazione degli Amici della Zizzi per aiutare i bambini; era stata al fianco di tante ragazze madri; poi da ultimo era stata l’angelo custode dei malati di Aids all’ospedale.

«Era instancabile, con quella bici volava a destra e a manca», ricorda la sorella Maria Rosa: «La sa cosa diceva Ablondi? Se Livorno resta senza luce, basta attaccare la dinamo alla bici di Olimpia...».

«Ha avuto una vita ricchissima sia dal punto di vista dell’attività nella Chiesa sia nell’impegno dalla parte degli ultimi: una solidarietà attiva e operosa, senza fanfare», dice don Piergiorgio Paolini, parroco del Rosario. E monsignor Paolo Razzauti, rettore del seminario, aggiunge: «È stata una donna di preghiera e di azione che ha messo la vita d disposizione degli altri».

RINASCERE CON L’APE...

Don Gino Franchi l’aveva conosciuta quando lei insegnava ortofonia alla scuola speciale Boschetti Alberti in via Liverani. Dall’album dei ricordi pesca il fotogramma della storia di una coppia in gravissime difficoltà: «Non aveva senso aiutarli senza che si autopromuovessero. Saltò fuori l’idea di trovare un Ape così che riuscissero a conquistare l’autonomia di sbarcare il lunario facendo cartoni: ci pensò Olimpia, loro si impegnarono e andarono avanti per anni, uscendo dall’angolo in cui erano finiti». Ma la storia non è una fiaba e non ha il lieto fine: i due morirono in un incidente stradale.

Don Gigi Zoppi, una vita in trincea insieme ai tossicodipendenti e ai malati terminali, la ricorda i primi passi a Livorno grazie all’aiuto di Sgherri: «I primi ragazzi che lo ospitato me li mandava lei: li seguiva al dormitorio pubblico. Era un po’ la mamma dei poveri della città. Il suo stipendio se ne andava prima ancora di riscuoterlo: è stata la testimonianza concreta di cos’è l’amore di Dio per ciascuna persona».

Oggi nel pomeriggio alle ore 16 l’ultimo abbraccio di chi le ha voluto bene: i funerali sono previsti nella chiesa di San Sebastiano (piazza Ilio Barontini).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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