Gioco
I 24 della Pantagruel da mesi senza salario C’è chi va alla Caritas
La ditta resta chiusa. I racconti drammatici dei dipendenti «A 50 anni mi trovo a chiedere aiuto ai miei genitori»
LIVORNO. Sonia ha 50 anni, un figlio che ha perso il lavoro e lo sfratto. Per tirare avanti è costretta a chiedere aiuto ai suoi. È una dei 24 lavoratori della Pantagruel da ieri senza lavoro e da 5 mesi senza stipendi: gente che deve avere dai 2500 ai 10mila euro. L’azienda di catering, con sede in via Guarini, è in liquidazione. La speranza di tutti, amministratore delegato compreso, è vendere a un acquirente che possa ricollocare i dipendenti. Ma per ora non c’è niente di certo. Intanto i lavoratori ieri mattina si sono riuniti in Provincia, in via Galilei.
Sono le 12. A parlare con l’assessore al lavoro Ringo Anselmi è andata una delegazione capitanata dal sindacalista della Uil agroalimentare, Federico Mambrini. Gli altri, tutte donne più il capo cuoco, aspettano al piano terra l’esito dell’incontro volto a capire se sia possibile ottenere almeno i soldi della cassa integrazione. Tra loro c’è anche Sonia. «Siamo tutti nella stessa barca: non riusciamo ad andare avanti, chi più e chi meno - dice la donna con rassegnazione - Per fortuna mi aiutano i miei e i genitori del mio compagno. Certo non è il massimo a 50 anni, ma cosa devo fare? Non ho scelta. In più mi è arrivato lo sfratto: è un anno che non pago l’affitto perché non ho soldi. L’azienda non mi paga da oltre 5 mesi».
Gift invece di anni ne ha 23, è nigeriana e ha un bimbo di un anno. Ha lavorato da Pantagruel per 4 anni, ma ultimamente, non riscuotendo più, voleva licenziarsi. Lo raccontano le colleghe: «Lei è sola e non si può permettere più l’affitto. In più non riesce a campare il bimbo. È così che noi del gruppo del lavoro ci stiamo dando da fare per aiutarla. Mettiamo insieme le forze e cerchiamo di starle vicino. Lei spesso, per sfamare il bimbo, va alla Caritas a prendere il pacco del cibo. Sono situazioni difficilissime».
Trovare un nuovo lavoro, del resto, è complicatissimo, specialmente quando uno ha superato i 40. È il caso di una livornese che di anni ne ha 43: «Io ho sempre fatto l’aiuto cuoca, anche se ultimamente i ruoli alla Pantagruel erano molto indefiniti e tutti facevano tutto. Da quando la crisi s’è fatta così nera, io ho provato a ricollocarmi. Mi andrebbe bene qualsiasi lavoro. Ma quando porto in giro il mio curriculum, tutti i datori di lavoro mi danno la stessa risposta: lei è troppo su con l’età, se dobbiamo assumere preferiamo un giovane, ci costa meno. È frustrante». È per questo che Valentina, 33 anni, ha deciso di accettare la cassa integrazione smettendo di lavorare: «Dopo mesi in cui prestavo servizio gratis, quando è apparsa la possibilità dell’ammortizzatore sociale l’ho accettato perché speravo di vedere un po’ di soldi. E invece niente». D’altro canto, c’è anche da dire che l’attaccamento al lavoro all’interno della ditta è fortissimo. Ne parla Daniela: «Io sono tra i fondatori di Pantagruel: io c’ero nel settembre 1996 quando abbiamo messo su la società, e ho lottato fino all’ultimo. La crisi ha cominciato a farsi sentire tre anni fa - racconta la veterana - poi s’è aggravata sempre di più finché la Coop, nostro principale cliente, ha dimezzato il fatturato. L’azienda però non ha fatto molto per contrastare la crisi. E ora ci siamo ritrovati in questa condizione. Ma se siamo riusciti a portare avanti il lavoro fino a questo punto, è stato solo grazie alla professionalità e allo spirito di sacrificio di noi dipendenti: noi ci siamo spesi così tanto, pur non essendo pagati, perché abbiamo sperato sino alla fine che arrivasse un acquirente che comprasse l’azienda. Del resto, così c’era stato detto dal titolare. E invece per ora non c’è niente di certo». L’ad Michele Capannini parla di un possibile acquirente grossetano. L’affare è in corso: notizie più certe dovrebbero arrivare a giorni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
