Gioco
Tia e barchette: «Tassa sui rifiuti da pagare, lo dice la legge»
Comune e Aamps rispondono al presidente del Consorzio nautico: «Da Mantellassi dichiarazioni sconcertanti, siamo pronti a tutelarci davanti a simili insinuazioni»
LIVORNO. «Ho letto le dichiarazioni sul Tirreno del signor Piero Mantellassi: non posso che definirle sconcertanti. Con le sue parole, sembra che voglia fare intendere alla cittadinanza che i tributi previsti dalla normativa, come stabilito anche dalle sentenze della Corte di Cassazione, non sono dovuti dai proprietari di barche. Se ne è davvero convinto, esistono le Commissioni Tributarie cui chiedere eventuale giustizia. Di certo non può essere l’assessore alle Finanze a bloccare le normali e dovute procedure, come più volte spiegato al signor Mantellassi».
La replica dell’assessore Valter Nebbiai - sulla vicenda della tariffa sui rifiuti sulle imbarcazioni - non si fa attendere e arriva con toni molto pesanti nei confronti del presidente del Consorzio nautico, che si sta battendo contro l’applicazione della Tia (con tanto di arretrati da svariate decine di migliaia di euro) ai circoli nautici.
L’affondo di Nebbiai contro il numero uno del popolo delle barchette è durissimo, quasi uno sfogo, e non si ferma qui. «C’è una considerazione - aggiunge l’assessore - che forse sfugge ai più: siamo consapevoli o no del fatto che stiamo parlando di un tributo di pochissimi euro mensili a natante? Il signor Mantellassi è davvero sicuro che, anche in un momento difficile come questo, i singoli associati proprietari di barche non possano permettersi qualche euro al mese per tasse che, lo ripeto, fino a prova contraria sono dovute?» «Mi sorge il ragionevole dubbio - aggiunge l’assessore alle finanze- che sia stata scatenata una tempesta in un bicchiere d’acqua, e che tutta questa pubblicità mediatica non ricercata, ma innescata dal signor Mantellassi, alla fine giovi poco a tutti quanti».
Nel merito della questione (i circoli nautici devono pagare o no la tariffa dei rifiuti, la cosiddetta “Tia sull’acqua”?) arriva anche la risposta di Aamps, che sottolinea come «le barche ormeggiate negli specchi d’acqua cittadini sono soggette alle normative statali vigenti e ai regolamenti comunali sulla gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Le conferme sulla corretta applicazione e commisurazione della tassa sui rifiuti sugli spazi acquei occupati dai natanti sono arrivate anche dalla recente sentenza n. 3773 del 15 febbraio 2013 della Corte di Cassazione».
Questo, nello specifico, il passaggio-chiave della sentenza: «Va richiamato sul punto l’orientamento già espresso da questa sezione, secondo cui per aree scoperte, costituenti il presupposto della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, si devono intendere tutte le estensioni o superaci spaziali comunque utilizzabili e concretamente utilizzate da una comunità umana, a prescindere dal supporto - solido o liquido - di cui l’estensione stessa è composta e, conseguentemente, dal mezzo - terrestre o navale - utilizzato per fruire di quella estensione (Cass. 18 febbraio 2009, n. 3829, che ha reputato legittimo l’avviso di accertamento per la tassa dovuta sugli specchi d’acqua utilizzati per l’ormeggio di imbarcazioni da diporto). Difatti, la delimitazione del concetto di aree scoperte impiegata dal legislatore non va tratta dal (né limitata al) dato solido del suolo, ma dallo scopo, perseguito dalla norma, di individuare un presupposto giuridico della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ulteriore rispetto ai fabbricati, tenuto conto delle finalità tutelate dal legislatore di eliminare comunque tutti i rifiuti prodotti da insediamenti, permanenti o provvisori, di comunità umane».
Insomma: non ci sarebbe solo la legge a imporre il pagamento dei tributi, ma anche la giurisprudenza corrente che, come sottolineato dall’Amps, indica una strada ben precisa da seguire.
«È bene ricordare che l’azienda - interviene l’amministratore unico, Enzo Chioini - sia nel 2012, in seguito alla sentenza 115/12 della Commissione provinciale tributaria di Livorno, che nel novembre scorso, dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione, ha sollecitato i circoli, in via bonaria, a avviare le procedure di regolarizzazione della loro posizione».
«Quanto affermato sul Tirreno dal presidente del Consorzio nautico di Livorno Mantellassi - prosegue Chioini - secondo il quale “non ci può essere produzione di rifiuti da barchette ferme all’ormeggio”, è contraddetto dal fatto, a tutti noto, che queste necessitano di frequenti e ripetuti lavori di pulizia e manutenzione che indiscutibilmente producono rifiuti».
Nella circostanza, l’amministratore unico ricorda che «Aamps ha sempre svolto regolarmente il servizio di raccolta dei rifiuti affidatogli dal Comune, collocando sulla strada pubblica i contenitori nelle immediate vicinanze dei Circoli affinché ne possano fare uso».
«Ripetiamo che le pulizie degli specchi acquei e di ciò che vi è sotto non riguardano le attività di Aamps e la tariffa dei rifiuti urbani - spiega ancora l’amministratore dell'Azienda - bensì di ditte incaricate ad hoc dall'Autorità Portuale. Il servizio che Aamps, in associazione con altre imprese, si è aggiudicata recentemente nelle aree di competenza dell’Authority, ricomprende anche la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (che sarà di sua stretta competenza) potenzialmente derivanti dall’utilizzo delle imbarcazioni e dalle attività dei circoli. Anche in questa nuova gestione ciò che viene preso in considerazione ai fini dell'imposizione, come nella Tia, è la capacità di produrre rifiuti derivante dall’occupazione di spazi acquei e/o terrestri, non la loro effettiva produzione. Così recita la legge».
Insomma, per l’Aamps, così come per il Comune, non sembrano esserci dubbi: anche il popolo delle barchette deve pagare la Tia. La posizione è chiara. Ma c’è anche una velenosa coda polemica. «Il signor Mantellassi - sottolinea Chioini - riferisce anche che ad alcuni presidenti di circolo “sono state avanzate pesanti minacce di aggressione al patrimonio personale (vi pignoreremo la casa!)”. Se è così, allora farebbe bene a recarsi subito dal magistrato e a sporgere denuncia. Dal canto nostro stiamo valutando le misure da intraprendere per difenderci davanti a simili insinuazioni che, prive di qualunque fondamento, sembrano essere riferite ad Aamps».
Le dichiarazioni di Nebbiai e di Chioini sono sicuramente destinate a lasciare il segno e probabilmente apriranno la strada a ulteriori discussioni sull’applicazione della Tia alle barchette e i relativi pagamenti. Insomma, la polemica pare destinata a trascinarsi ancora, anche se l’amministrazione comunale e l’Aamps sembrano essere certi di avere la legge dalla loro parte.
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