Il Tirreno

Livorno

i sindacati

Ora si temono proteste e scioperi selvaggi

di Danilo Renzullo

LIVORNO. «Dietro le fusioni di aziende (Cpt, Atl e Clap, le società confluite nella Ctt Nord, ndr) non c'era l'intenzione di risanare, ma soltanto il maldestro tentativo di spogliare gli...

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LIVORNO. «Dietro le fusioni di aziende (Cpt, Atl e Clap, le società confluite nella Ctt Nord, ndr) non c'era l'intenzione di risanare, ma soltanto il maldestro tentativo di spogliare gli autoferrotranvieri dei loro diritti, acquisiti in 50 anni di storia e sacrifici».

I sindacati passano all'attacco dopo la conclusione, senza un accordo, della vertenza con la Ctt Nord per la formulazione dei nuovi contratti integrativi. Sindacati e lavoratori attendono l'incontro di mercoledì per conoscere la scelta dell'azienda e si dicono pronti ad usare tutte le “armi” a loro disposizione per contrastare la decisione della Ctt Nord, nel caso fosse economicamente penalizzante nei loro confronti. Le parti sociali temono l'applicazione di un contratto non concordato e soprattutto quella del contratto nazionale «che – spiegano – priva i lavoratori di qualsiasi forma di contrattazione integrativa con una perdita di circa 350 euro mensili».

I sindacati questa mattina, dichiareranno lo stato di agitazione e apriranno le procedure di raffreddamento, che consentono di iniziare una nuova fase di confronto. In caso di un ulteriore fallimento, arriveranno i primi scioperi. Lavoratori e parti sociali potrebbero rivolgersi anche alla magistratura per impugnare la decisione dell'azienda, ritenendo i salari e la parte variabile degli stipendi (quella che l'azienda intende ritoccare) diritti acquisiti e quindi inviolabili. Probabili, però, anche proteste spontanee e più eclatanti che i lavoratori potrebbero mettere in atto sulla scia dello sciopero selvaggio che, lo scorso dicembre, paralizzò per due giorni il servizio di trasporto pubblico a Pisa e Livorno.

«Nel rammaricarci per il fallimento di una trattativa lunga ed estenuante – si legge in una nota di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl e Faisa-Cisal -, dobbiamo rimarcare l'atteggiamento rigido dei vertici aziendali. Abbiamo proposto un accordo che prendeva come modello la normativa della ex Cpt di Pisa. Nonostante la proposta, sostenibile sul piano economico e normativo, contenesse un'indicizzazione legata alla presenza, come richiesto dall'azienda, non è stato possibile trovare una soluzione condivisa. Chiediamo alla politica – concludono i sindacati - di mantenere le promesse sbandierate durante le campagne elettorali e tutelare i diritti degli autoferrotranvieri, ma soprattutto dell'utenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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