Il Tirreno

Livorno

Da luglio non riscuote la cassa integrazione «Ormai non vivo più»

di Giulia Mancini
Da luglio non riscuote la cassa integrazione «Ormai non vivo più»

Ex dipendente della Panini vedovo e con due figli «Abbiamo smesso anche di festeggiare i compleanni»

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LIVORNO. Svegliarsi la mattina, un caffè, convincere i bambini ad alzarsi, preparare la colazione, vestirli, accendere la macchina, cercare posteggio, arrivare a scuola in tempo, salutarli con un sorriso, stampare un bacio sulla faccia e dire «ci vediamo più tardi».

Ritratto di una quotidianità? Forse, perché la normalità ha un prezzo alto, e per David Chiellini non è scontato riuscire a fare tutte queste cose ogni mattina, non è semplice quando dopo una cassa integrazione durata otto anni, non riscuoti la cassa in deroga da luglio scorso. La sua è la storia di come si può smettere di vivere e iniziare a sopravvivere cercando di restare a galla, con la speranza che uno dei tanti tentativi di trovare un’occupazione vada in porto.

Perché comprare il mangiare, i vestiti, il materiale scolastico per i suoi figli, pagare il bollo e l’assicurazione alla macchina, sempre nella speranza che non si buchi una gomma o non si debba cambiare una luce, fare rifornimento di benzina, diventano imprese che puzzano d’impossibile e salutare i figli con un sorriso è qualcosa che somiglia a un miracolo.

David Chiellini, 41 anni, è uno dei lavoratori della Panini Servizi (in appalto alla ex-Delphi) che dal 2006 è in cassa integrazione insieme ad altri cinque colleghi.

Da luglio scorso, però, non riscuote la cassa integrazione in deroga.

«Quando il sindaco ha incontrato il gruppo dell’emergenza casa io mi sono infilato nella delegazione, anche se non c’entravo niente, e alla fine gli ho detto che noi della Panini non si riscuote da 8 mesi –dice David- la prima cosa che gli è uscita dalla bocca? E come fate a vivere? Si è segnato tutto sull’agendina».

Otto mesi senza riscuotere, mesi in cui la vita continua, le bollette arrivano, le tasse sono puntuali, i bimbi vanno a scuola e chiedono 3 euro per i compleanni degli amici, e i conti continuano ad aumentare.

«Io e i miei due figli dormiamo in una camera in casa di mia madre, pensionata, è lei che ci paga il mangiare, che ci permette di avere un tetto sopra la testa –dice David- lei che insieme a mia cognata, ha comprato il materiale ai ragazzi per la scuola, io non avrei saputo come fare».

Alle difficoltà economiche c’è da aggiungere anche il dramma familiare. David, infatti, è rimasto vedovo meno di un anno fa, nel giro di due mesi la compagna, madre dei suoi due bambini, è scomparsa per colpa di una bestiaccia che non le ha lasciato speranze.

«Non sapevo neanche come pagare il funerale, mio fratello mi ha dato un aiuto –continua a dire David- ho finito la rateizzazione della funzione a novembre».

Al centro dei suoi problemi ci sono quei 760 euro al mese che non arrivano da luglio.

«Sfatiamo il mito che chi è in cassa integrazione in fondo è un signore e fa i lavoretti in nero, non è vero –dice David- sono anni che giro agenzie del lavoro, mi informo su internet, ho fatto tutti i corsi in provincia, preso le certificazioni per lavorare a contatto con gli alimenti, ma niente, nessun lavoro, ogni tanto faccio il buttafuori nei locali ma non superi le 130 euro a notte».

L’ultima volta che David ha lavorato risale alla notte dell’ultimo dell’anno.

«Io chiedo di avere quello che mi spetta, io chiedo di avere un lavoro, quello che è scritto nella costituzione, il diritto di lavorare –continua David- e intanto quello che mi spetta, perché ho visto molti amici pensare al suicidio in situazioni come la mia».

Quando le bollette arrivano, David le mette in un cassetto, «Che devo fare? Non posso pensarci in continuazione, mi ammalerei –dice lui- la mia Cristina prima del tumore era depressa per la situazione, devo ai miei figli almeno un sorriso».

Una quotidianità quella dei bambini mutilata, «non ho festeggiato il compleanno al più grande quest’anno, è nato a luglio e abbiamo spento le candeline a novembre, non sapevo come fare –ripete David- non posso comprargli una bicicletta e ne avrebbe bisogno per muoversi visto che non fanno sport ed è pienotto, ed io non posso permettermi di segnarli nelle società sportive. Vivono di promesse che sanno che non posso mantenere».

Non riscuotere la cassa integrazione in deroga da luglio è questo, non sapere come vivere ma tentare di farlo grazie all’aiuto della famiglia e degli amici più cari.

«Alessandro Casini e Luca Bottici, i miei colleghi con figli, hanno le mogli che seppur con lavori semplici tentano di non mollare –dice David- gli altri Ulivari Daniele, Meini Paolo, Gennari Riccardo, vivono nonostante abbiano superato i 35 e siano vicini ai 40, con le famiglie senza la possibilità di crearne una propria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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