Italia
L’Asl: ottanta casi in un anno
Parla una esperta dell’unità di Igiene sanità pubblica e nutrizione
LIVORNO. Chi l’ha detto che la scabbia non esiste più? A Livorno lo scorso anno ci sono stati 75 casi trattati dall’Asl a cui si aggiungono i 3/4 recenti dell’asilo Pian di Rota. Lo spiega la dottoressa Maria Gloria Marinari, referente dell’unità di Igiene, sanità pubblica e nutrizione dell’Asl 6: «Oggi è ancora più frequente rispetto al passato per via del riscaldamento globale: l’acaro infatti trova terreno fertile al caldo».
Che cos’è la scabbia e come si combatte?
«È una malattia che in Italia non solo esiste, ma non è mai sparita. È dovuta a un acaro parassita che colpisce la pelle, soprattutto le mani e le parti scoperte delle braccia, e che scava dei tunnel dove poi di notte depone le uova. Si trasmette direttamente, per contatto continuato, oppure tramite la biancheria. È per questo che durante il trattamento della pelle con pomate anti acaro è necessario lavare tutti i giorni le lenzuola, a temperature superiori ai 60 gradi. È bene inoltre ripetere il trattamento dopo una settimana per uccidere le eventuali uova dischiuse».
Come si manifesta?
«Il primo sintomo è il prurito forte. Poi appaiono eruzioni che possono essere vescicole o piccole lesioni. La cosa brutta è che una persona è portata a grattarsi, cosa deleteria perché così facendo vengono anche delle feritine. L’incubazione va dalle 2 alle 6 settimane».
Quali sono i posti dove si contrae maggiormente?
«Sono i luoghi dove c’è promiscuità e scarsa igiene. Ad esempio è frequente nei carceri o dove c’è sovraffollamento, ma anche nelle case di riposo: gli anziani sono immunodepressi ed è più facile per loro ammalarsi. Può accadere quindi che, anche persone che hanno un’igiene perfetta, se entrano in contatto per lavoro con chi è malato vengano contagiate. Per questo è essenziale l’uso di guanti monouso il lavaggio frequente delle mani »
Se il contagio avviene a scuola qual è la cosa migliore da fare?
«È bene allontanare da scuola i bimbi contagiati per due giorni e se i casi sono più di tre la profilassi andrebbe estesa a tutta la sezione per evitare rischi». (l.l.)
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