Il Tirreno

Livorno

Italia, pasticci e fumo negli occhi

di Stefano Tamburini

Il borsino degli atleti tricolori è da tempo in calo ed è molto alto il rischio di non far meglio dei Giochi di Vancouver, quando arrivarono solo cinque medaglie

2 MINUTI DI LETTURA





Sapremo tutto – ma saranno in tanti anche quelli che faranno finta di sapere – persino su quella specie di teiere che scivolano sul ghiaccio mentre poco più avanti c’è chi fa strada con uno scopettone. Il fascino dello sport a cinque cerchi è anche questo, discipline semisconosciute che salgono alla ribalta, proprio come il curling, che a Torino 2006 era passione collettiva. Dunque, eccoci di nuovo qua, a due giorni dall’avvio dell’edizione numero 22 dei Giochi invernali nello scenario russo di Sochi.

Un vero e proprio festival delle emozioni, anche se con poche, e ben delimitate, speranze che possano avere spesso i colori azzurri. Il borsino tricolore è da tempo in calo: a Salt Lake City erano arrivate 13 medaglie, a Torino 11, quattro anni fa a Vancouver appena cinque. Il rischio di non far meglio è alto, anche se il presidente del Coni, Giovanni Malagò dispensa ottimismo – non potrebbe fare altrimenti – e deve combattere una sfida ancor più ardua per tenere a freno uno fra i suoi predecessori, Mario Pescante, rimasto aggrappato a una poltrona di dirigente Cio nonostante le burrascose dimissioni del 1998 per una storiaccia di provette mal analizzate nel laboratorio antidoping di Roma.

Pescante ha funestato la vigilia attaccando gli Usa per via delle proteste anti-leggi omofobiche di Vladimir Putin: «Strumentalizzano le Olimpiadi mandando quattro lesbiche». Un autogol? Non sembrerebbe, vista la sede utilizzata per il proclama (il Consiglio nazionale Coni) e la successiva scelta del presidente del Consiglio Enrico Letta di presenziare alla cerimonia inaugurale. Scelta controcorrente rispetto ai grandi leader occidentali: né Angela Merkel né Barack Obama e neppure David Cameron e François Hollande ci saranno. Un modo come un altro, fra l’altro, per perpetrare la leggenda dell’inaffidabilità italiana e prestare il fianco all’“amico Vladimir” (era un altro premier a definirlo così, ma la sostanza resta) e al suo voler utilizzare propaganda e disinformatja insieme con i 50 miliardi di dollari dei sodali oligarchi per trionfare nel medagliere. E quindi rinverdire i fasti sovietici e stringere un po’ anche in fatto di repressione, utilizzando l’allarme legato a sicurezza e possibili attentati.

Senza contare i divieti che già vengono fatti circolare fra gli atleti, a cominciare da quello più bislacco sull’utilizzo dei bagni con tanto di disegnini da asilo infantile. In un quadro simile, difficile immaginarsi una scena come quella dei Mondiali di atletica con le svedesi e le loro unghie color arcobaleno. Poi, certo, Letta dice e dirà che tutto serve a un’ipotetica candidatura italiana per i Giochi 2024. Il fatto è che la medaglia d’oro per il miglior pasticcio al sapor di fumo negli occhi è già nostra. Ma non c’era sfida, ormai rischiamo di vincerla d’ufficio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore