Il Tirreno

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Toscana, scandalo vitalizi: il “win for life” dei consiglieri

di Mario Lancisi
Toscana, scandalo vitalizi: il “win for life” dei consiglieri

In Regione c'è chi ha versato 787 euro di contributi e avuto finora 383mila euro di pensione

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FIRENZE. Il signor Gino Bianchi (nome fittizio) è stato consigliere regionale dal giugno del 1970, anno di nascita delle Regioni, al giugno del 1975. Cinque anni sullo scranno della Regione, allora presieduta da Lelio Lagorio, socialista craxiano, poi ministro della Difesa.

Ebbene Bianchi, allora trentenne, versò come contributi per il vitalizio 787 euro e spiccioli per la prima legislatura della Regione. A 55 anni, a partire dal 1° luglio del 1995, ha iniziato a percepire il vitalizio. Già l’assegno lordo del primo mese - 1858,96 euro- era il doppio di quanto versato in 60 mesi. Da allora a casa del signor Bianchi è arrivato regolare il pagamento del vitalizio. Mese dopo mese. Così al 31 gennaio scorso la Regione ha pagato al signor Bianchi, per quei 787 euro di contributi, la bellezza di 383.025 euro lordi. (Annualmente la Regione spende più di 4 milioni per pagare i vitalizi dei suoi 157 ex consiglieri).

I RECORDMAN DEI VITALIZI REGIONALI: PASSA SUL SIMBOLO SULLE FOTO PER CONOSCERE I DETTAGLI Bianchi ha oggi 74 anni e finché vivrà ogni mese riscuoterà un assegno regionale di 1.858 euro lordi e in caso di decesso scatterà la reversibilità per la moglie. Si può dire che il nostro consigliere ha fatto bingo, “win for life” (vinci per la vita), tredici o come vi pare a voi. Ha versato 787 euro e si è ritrovato a «vincere» quasi 400 mila euro.

Va detto, per la precisione, che una cifra così bassa di contributi è dipesa anche dal fatto che nei primi due anni e mezzo di vita della Regione il vitalizio era una regalìa. Dal proprio stipendio mensile ai consiglieri non veniva detratta neppure una lira.

Ma anche negli anni successivi il vitalizio è stato e continua ad essere quasi un regalo, o comunque un privilegio, nonostante l’opinione contraria dell’ex consigliere regionale Francesco Bosi (sul Tirreno di mercoledì) in quanto i soldi versati sono di gran lunga inferiori ai quelli mensilmente riscossi. Per molti quello dei vitalizi è uno scandalo. Al quale le stesse Regioni, Toscana compresa, hanno deciso di porre rimedio, abolendo il vitalizio, anche se a partire dalla prossima legislatura, come vedremo più avanti.

Il Tirreno ha ricostruito il profilo dei vitalizi di cinque consiglieri che in legislature diverse hanno versato i propri contributi per cinque anni. Contributi che nel tempo sono variati. Attualmente la legge prescrive che mensilmente ad un consigliere venga detratto il 17% dell’indennità di carica che corrisponde a circa 1400 euro lordi. E a 60 anni potrà ricevere un assegno pari al 20 per cento dell’indennità mensile riscossa se ha fatto 5 anni, il 23 per cento per 6 anni fino al 50 per cento da 15 anni in avanti. Avete letto bene, 50 per cento. Il che significa che su un’indennità di carica di oltre 7mila euro un consigliere va a prendere sui 3500 euro lordi. Ogni mese. Per tutta la vita.

Una rivalutazione di gran lunga superiore a quella praticata dall’Inps, quando era in vigore il sistema retributivo.Intanto un normale lavoratore ha diritto alla pensione solo dopo aver versato i contributi per almeno 20 anni. Chi ha versato, ad esempio, solo 15 anni di contributi ha perso la pensione: i soldi sono rimasti nelle casse in rosso dell’Inps. E il calcolo della pensione con il sistema retributivo veniva fatto applicando il 2% annuo sulla retribuzione media degli ultimi cinque anni di un lavoratore.

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Siamo dunque ben lontani dai parametri della Regione. Dove un consigliere che in 5 anni ha versato 6.107 euro, ha riscosso in 26 anni vitalizi per un importo complessivo di oltre 632 mila euro. L’ultimo assegno, quello che è stato pagato a gennaio, è stato di 2.444 euro. Altro esempio: terza legislatura, primi anni Ottanta, un consigliere quarantenne ha versato in 5 anni 23.907 euro e in sedici anni ha riscosso 372 mila euro lordi. Paghi 1 e prendi 16, non c’è che dire, ha fatto un bell’affare.

Ancora un caso. Un consigliere del 1949 che è stato in Regione dal 1985 al 1990 ha versato 45.275 euro ma in dieci anni ha riscosso 221.465 euro lordi. Cinque volte tanto. Chi successivamente - ultimo esempio - ha versato circa 62 mila euro ne ha presi 342.391 in sedici anni (quasi sei volte tanto). Come si vede, nel corso degli anni, i versamenti sono aumentati ma la forbice tra i soldi dati alla Regione e quelli ripresi sotto forma di vitalizio è sempre vistosamente alta e sproporzionata rispetto a quanto percepito come pensione dai lavoratori.

A tal punto che la Toscana, come altre regioni, ha deciso di abolire il vitalizio. Non da subito, come ad esempio ha proposto il consigliere dell’Idv Marco Manneschi, ma dalla prossima legislatura. L’idea è quella di passare ad un sistema contributivo: uno percepirà in base a quanto verserà.

Ma non c’è una disciplina in proposito. Poi, fatti due conti, c’è chi, avendo scoperto che con il contributivo prenderebbe un assegnino da 400 euro al mese, sarebbe orientato a non versare nulla. A tenersi tutta l’indennità. Meglio tutti e subito.

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