Lutto
Pacco bomba alla E-Repair «È un atto intimidatorio»
I fascicoli dei due attentati all’azienda sono stati riuniti dalla Procura. Gli inquirenti ascolteranno di nuovo il proprietario. «Nessuna rivendicazione»
LIVORNO. Gli inquirenti sono quasi sicuri che il pacco bomba fatto esplodere martedì notte davanti all’ingresso dell’azienda E-Repair, in via dei Pelaghi, sia un atto intimidatorio, un avvertimento nei confronti dei vertici della ditta che produce schede elettroniche per macchinari industriali, probabilmente riconducibile al suo stretto rapporto con la multinazionale Siemens.
Se questo venisse confermato dalle indagini che il reparto operativo dei carabinieri sta svolgendo da due giorni e mezzo senza sosta, saremmo di fronte a un gesto politico e dunque le indagini prenderebbero una direzione precisa, quella dei gruppi di estrema sinistra, oppure di un singolo fanatico.
In questa analisi, che per tanti versi fila, non quadra però l’assenza di una rivendicazione. Sia per il primo attentato, quello incendiario avvenuto la notte tra l’11 e il 12 ottobre scorso e che ha distrutto il magazzino dell’azienda, sia per quello dell’altra sera, nessuna sigla o anonimo attentatore si è fatto ancora vivo.
«Aspettavamo un segnale, una spiegazione», ripeteva all’indomani dell’attentato il titolare della srl, l’imprenditore Andrea Maci.
Proprio Maci - confermano i carabinieri - sarà ascoltato nelle prossime ore per chiarire alcuni aspetti del lavoro della sua azienda e cercare di capire se ci può essere stato un episodio chiave che possa aver scatenato la rabbia e l’odio di qualcuno nei confronti della srl.
Perché lo fa? Cosa lo spinge? E cosa vuole? Sono queste le domande che rimbalzano nella testa degli investigatori coordinati dal pubblico ministero Arianna Ciavattini a cui sono stati affidati entrambi i fascicoli.
In attesa dei risultati sul traffico telefonico in quella zona prima e dopo l’attentato, oppure di un testimone che abbia visto la sagoma (jeans, giubbotto scuro e un passamontagna im testa) allontanarsi dal luogo dell’esplosione a bordo di un qualunque mezzo, i carabinieri hanno inviato al laboratorio dei Ris di Roma i frammenti recuperati nel piazzale di via dei Pelaghi. Saranno gli esperti a dire l’esatta composizione del pacco bomba e soprattutto a verificare se sono presenti impronte digitali attraverso le quali risalire al responsabili.
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