Il Tirreno

Livorno

«Siamo stati illusi dal Comune» Le accuse degli occupanti

di Juna Goti
«Siamo stati illusi dal Comune» Le accuse degli occupanti

Ex Caserma e famiglie: «Anche dall’ufficio Casa ci avevano consigliato di chiedere i certificati alla Asl Ora restituiscano i punti». Sarà battaglia legale. «Noi paragonati a squadristi, ma siamo al collasso»

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LIVORNO. «Ci hanno accusato di essere prepotenti, ci hanno paragonato agli squadristi. Ma se uno arriva a fare una cosa del genere, vuol dire che è disperato...». E ancora: «Ci hanno illuso con la storia dei certificati perché è stato l’ufficio casa del Comune a consigliarci per primo di richiederli alla Asl, che ha firmato le carte...». Sono le 12.30 quando nell’ex Caserma occupata di via Adriana si riuniscono alcune famiglie che nei mesi scorsi hanno occupato il distretto Asl di via Rossi. È il day-after la protesta choc che lunedì ha paralizzato il consiglio comunale, costringendo il presidente Enrico Bianchi a sospendere la seduta per le grida del pubblico (non era mai accaduto, almeno non dal dopoguerra). E dando vita a un circuito di tensioni politiche e istituzionali che per qualche ora ha fatto addirittura pensare che il sindaco potesse dimettersi.

Al centro della protesta, i punti tolti nel passaggio dalla graduatoria provvisoria delle case popolari a quella definitiva a sette famiglie che avevano occupato edifici pubblici. I passaggi di questa storia sono ingarbugliati, anche i “consigli” e le azioni degli enti pubblici sembrano pasticciati, e dall’ex Caserma le famiglie provano a difendersi per quanto accaduto lunedì (è stata chiaramente aperta un’indagine per interruzione di pubblico servizio), annunciando azioni legali e nuove proteste.

Dove sta il nodo? «Un anno fa – riferiscono Diego Sarri e Lorenzo Pappalardo, dell’ex Caserma – in modo ufficioso l'ufficio casa ha consigliato a molte famiglie che erano in condizioni disperate e che stavano occupando di farsi rilasciare dalla Asl un documento che certificasse la condizione precaria in cui vivevano». Questo atto, spiegano, è il certificato di idoneità igienica: «Dimostrando di vivere in condizione di sovraffollamento e senza le condizioni igieniche necessarie, il punteggio nella graduatoria Erp può salire dai 7 ai 10 punti». Il certificato della Asl (che tra l’altro è proprietaria dell’ex distretto occupato), era stato richiesto e ottenuto da parecchie famiglie, non solo in via Rossi. Dall'ex Caserma definiscono questo come «uno dei primi passaggi della relazione forzata con le istituzioni», alludendo forse a una sorta di tentativo di collaborazione degli occupanti con forze politiche e istituzioni. Fatto sta che l’Asl ha rilasciato i certificati che poi hanno permesso a sette famiglie di entrare nella graduatoria Erp provvisoria con un punteggio alto.

Ma dopo il blitz di novembre delle forze dell’ordine in via Rossi, è partito uno scambio di lettere tra Asl, Comune e Procura, che come si legge nelle lettere poi inviate alle famiglie, ha ritenuto “illegittimi” quei certificati, perché rilasciati senza tenere di conto che si trattava di immobili occupati. Così alla fine il Comune ha dovuto rivedere la graduatoria.

«C’è una contraddizione palese – ripetono dall’ex Caserma insieme alle famiglie – perché i certificati sono stati rilasciati, riconoscendo di fatto uno stato di emergenza abitativa in locali occupati. Poi, a graduatoria provvisoria fatta, è cambiato tutto». «I certificati sono illegittimi? – si arrabbiano Maria Cristina Arnaldi, Nevena BranKova, Stefano Mazzoncini e Pino Picoco, tra gli occupanti – Allora l’Asl ci ridia almeno indietro i soldi, visto che per ogni certificato abbiamo pagato quasi 30 euro».

Così dall’ex Caserma tornano a criticare la gestione generale delle politiche della casa («l’azione di lunedì è un parto dell’esasperazione»), azzardano che «in questa fase drammatica gli elementi sostanziali dovrebbero andare davanti a quelli formali» e pur riconoscendo che i certificati poi “rimangiati” sono della Asl, addossano la «responsabilità politica al Comune, visto che anche dall’ufficio casa avevano consigliato alle famiglie questo percorso».

Cosa chiedono quindi? Intanto dicono no alla proposta del sindaco di inserire le famiglie nel prossimo bando dell’emergenza casa («passerebbero solo da un’emergenza di fatto a una certificata») e chiedono di «riconoscere i certificati» e «valutare caso per caso il reintegro». Si sono affidati a uno studio legale fiorentino.

Da via Adriana chiudono con una stoccata a Rifondazione che dopo la sospensione del consiglio ha siglato un documento di presa di distanza con gli altri capogruppo. E ai vertici del Pd che a loro dire si sarebbero «riempiti la bocca con la parola democrazia». «Non siamo stati noi – sostengono – a strumentalizzare queste famiglie». (j.g.)

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