Il Tirreno

Livorno

Nei guai l’ex avvocato dell’Inps deve restituire 230mila euro

di Federico Lazzotti
Nei guai l’ex avvocato dell’Inps deve restituire 230mila euro

Maxi sconto della Corte dei Conti per Michelina Santonastaso. «Colpa anche di chi doveva controllare». L’Istituto: persi oltre 3 milioni di euro

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LIVORNO. Maxi sconto per l’ex avvocato dell’Inps di Livorno Michelina Santonastaso accusata di essere responsabile «di transazioni per la definizione bonaria e rinunce al credito, di una diffusa assenza di costituzione in giudizio, nonché di reiterate mancate opposizioni avverso le sentenze sfavorevoli all’Istituto».

È così che rispetto agli oltre 3 milioni di euro che la donna avrebbe fatto perdere tra il 1996 e il 2005 all’istituto nazionale di previdenza sociale, ha risarcito meno del 10%, vale a dire 230mila euro.

Ma la sezione di Appello della Corte dei Conti, oltre ad accogliere l’istanza di definizione agevolata (una sorta di patteggiamento amministrativo), nei confronti dell’imputata, tira in ballo nella vicenda anche i vertici dell’Inps per «l’omesso controllo» nei confronti della dipendente, tanto da riconoscere un concorso di colpa e un sostanzioso sconto alla donna.

«Le risultanze processuali e la documentazione sanitaria corredata da perizie - si legge nel dispositivo - consentivano di escludere lo stato di incapacità di intendere e di volere dell’interessata, che invocava lo stato patologico ai fini della non imputabilità del fatto dannoso. Di conseguenza, era accertato l’elemento soggettivo fondante la responsabilità amministrativa sotto il profilo della colpa grave, e in considerazione dell’omessa attivazione e del mancato funzionamento dei controlli».

È questo uno dei passaggi che ha portato i giudici a ridurre il risarcimento del 40% rispetto al primo “sconto” che aveva portato il calcolo del danno dai 3.197.159,87 euro iniziali, prima ad un milione e mezzo e infine a 900mila euro.

Spiega il legale della donna, l’avvocato Marco Mazza, che dell’ex legale dell’Inps è anche il figlio. «La prima riduzione rispetto al danno richiesto è dovuta alla riconosciuta incapacità di intendere e volere da parte di mia madre dopo il 2005». L’ex avvocato ha già risarcito l’Istituto e adesso potrebbe rivalersi a livello civile sui due condannati in sede penale con l’accusa di circonvenzione di incapace.

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