Gioco
La fiducia nelle case e il male alla porta
Il commento di Fabrizio Brancoli alla tragedia di Ponte a Egola: l'anziana morta dopo aver subito un furto con l'inganno (IL FATTO)
Perché la chiamiamo “microcriminalità”? Dovremmo smettere di farlo, una volta per tutte, davanti a certe spietate aggressioni alla fiducia delle persone anziane. Non è “micro” raggirare una donna inerme, di ottantaquattro anni; approfittare delle sue poche certezze, sottrarle tutto quello che ha e provocarle uno choc tale da portarla alla morte. È vergognoso. È “macro”.
Quando il male arriva alla porta, non la scardina e non la scassina: è un attacco più subdolo. Le case dove vivono i nostri anziani sono tutt’altro che fortezze: fateci caso, guardatevi intorno, chiunque conosce una coppia di amici o di parenti ultraottantenni che vive senza porta blindata, che gira la chiave con una sola mandata, o che apre, riceve e accoglie lo sconosciuto senza diffidenza. Nella provincia toscana, quella delle villette, delle piccole case di campagna o di periferia, delle palazzine bifamiliari o quadrifamiliari, i cattivi possono dare scacco ai buoni in un paio di mosse. Se c’è un cancello, lo violi con una mano. Se c’è una ringhiera, è bassa. Se ci sono finestre, sono senza inferriate. E la spiegazione è una sola: quelli che abitano dietro quelle deboli difese si fidano.
Si fidano perché vengono da un altro tempo, un altro tipo di vita, dove il vicinato era un valore, le famiglie trascorrevano più tempo in casa e il quartiere, o la frazione, o il paese, aveva un radicamento sociale. Vengono da quegli anni lì, quando “ il ladro”, il malfattore, aveva la tuta nera come Diabolik, nell’immaginario, e non gli abiti borghesi di chi è pronto a depredarti umiliandoti e distraendoti. I nostri anziani sono figli di altre abitudini e sono piovuti in questo mondo sfregiato e insensibile, dove si distruggono vite con questo porta a porta del male.
Si fidano perché a volte sono soli, passano giornate senza interlocuzioni, senza incontri, senza visite. E se qualcuno si presenta all’ingresso, loro, per curiosità o per voglia di contatto, non dicono di no. Si fidano perché dialogano e prestano ascolto volentieri, specialmente se la persona che hanno di fronte si presenta come un’autorità, anche minima ( il vigile urbano, il pompiere, l’addetto dell’Asl) o comunque con una qualifica di utilità pubblica (l’impiegato delle poste, il tecnico del gas o dell’acquedotto). Si fidano perché sono meglio di noi. Ed è per questo che dovremmo proteggerli.
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