Gioco
Così nasce il pasticcio delle graduatorie «Ma restano valide»
Dalla pubblicazione del bando Erp all’altolà della Procura Il Comune: «Vale l’elenco definitivo». Tavolo con i sindacati
LIVORNO. Certificati rilasciati dalla Asl e poi definiti illegittimi dalla Procura, il Comune che si dice anche pronto a chiamare in causa la Asl, famiglie che sostengono che la responsabilità sia anche del municipio e un tavolo che domani sarà convocato con i sindacati per cercare vie d’uscita a una storia a tratti surreale. Per capire il pasticcio della graduatoria delle case popolari bisogna tornare al dicembre del 2012, quando è stato pubblicato il bando Erp.
C’era tempo fino al marzo del 2013 per presentare le richieste di inserimento, con allegate le certificazioni. «La legge regionale – ha precisato qualche giorno fa al Tirreno l’assessore alla Casa, Carla Roncaglia – prevede che tra i punti attribuibili ci siano anche i criteri di sovraffollamento e condizioni non igieniche degli attuali alloggi». «Ma la normativa – ha sottolineato – non fa mai menzione del titolo con cui si risiede nella struttura e non spettava all’ufficio casa questa valutazione».
Così le famiglie che occupano vari edifici pubblici in città, chiedono alla Asl la certificazione che testimonia il loro risiedere in “alloggi impropri”. E l’azienda sanitaria, che tra l’altro è la proprietaria proprio del distretto occupato di via Rossi, timbra i certificati.
Nessuno in questa fase sembra ritenere un problema il fatto che i locali in questione siano occupati abusivamente. Le famiglie consegnano i certificati regolarmente rilasciati dalla Asl e a marzo l'apposita commissione comunale attribuisce i punteggi per la graduatoria provvisoria, pubblicata a ottobre. Vivere nelle condizioni certificate, fa salire il punteggio di alcune famiglie occupanti (sette in particolare).
Ma a novembre le forze dell'ordine irrompono nell'ex distretto di via Rossi. E ci pensa la Procura a far notare alla Asl che «il rilascio del certificato di idoneità igienica presuppone che sia stato accertato che il richiedente sia titolare di un regolare contratto di affitto, o comunque occupi legittimamente l'immobile». È il patatrac. L’Asl scrive al Comune chiedendo che «l'amministrazione non tenga conto, ai fini dell'attribuzione dei punteggi, delle certificazione rilasciate per le situazioni di occupazione abusiva». E parte una trafila di lettere tra i vari enti.
«Restammo spiazzati – ha dichiarato ancora Roncaglia – dalla comunicazione dell'Asl, che prima aveva rilasciato le certificazioni e poi ci consigliava di non tenerne di conto. L'azienda ben sapeva di essere proprietaria della struttura di via Rossi, perché allora rilasciò quei certificati?». Fatto sta che, considerando anche il parere dell'avvocatura civica, il Comune alla fine ha deciso di decurtare il punteggio alle famiglie e a gennaio ha pubblicato la graduatoria definitiva. Che si tratta di una «situazione paradossale» lo ha detto la stessa Roncaglia, che non ha escluso di chiamare in causa l'Asl in caso di iniziative contro il bando.
Ma come fa notare l’Unione inquilini, gli occupanti si sono visti tagliare il punteggio dopo che erano scaduti i termini per presentare ricorso. La graduatoria definitiva, quindi, è valida? È la dirigente dell'ufficio Politiche abitative, Senia Bacci Graziani (che presiede anche la commissione) a spiegare perché sì. «Dopo il noto parere Asl – scrive – sulla necessità di non accogliere delle certificazioni finalizzate all'assegnazione di punteggio per "alloggio improprio", parere intervenuto dopo l'approvazione della graduatoria provvisoria, la commissione ha rigettato alcuni ricorsi presentati da chi non aveva ottenuto quei punteggi». «Contestualmente – precisa – come dirigente dell'ufficio, ho proceduto in sede di autotutela dell’ente a decurtare tali punteggi nei confronti dei soggetti ai quali invece erano stati riconosciuti», per «evitare disparità di trattamento». «Trattandosi di un atto in autotutela dell’ente – conclude – la previsione di un termine di ricorso ulteriore risulterebbe in contraddizione». Quindi «la graduatoria ritenuta valida è quella approvata in via definitiva, che per essere inficiata necessita di ricorso agli organi di giustizia amministrativa». (j.g.)
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