Italia
Bomba alla E-Repair Caccia all’attentatore
L’autore solitario ripreso dalle telecamere, c’è un precedente
LIVORNO. Arriva e se ne va a piedi da una stradina che corre parallela all’Aurelia, il passo è svelto, indossa un paio di jeans e un giubbotto nero, il viso è coperto da un passamontagna. In mano, all’andata, tiene una busta gialla alla quale è collegata una miccia lunga una settantina di centimetri.
È questa la sagoma ancora senza nome e a cui stanno dando la caccia gli investigatori, che intorno alle 2,15 di martedì notte entra nel campo visivo delle telecamere appollaiate lungo le pareti del polo commerciale di via dei Palaghi, tra la zona di Salviano e Coteto: tre casermoni prefabbricati in cemento e vetrate in successione dove hanno preso casa una serie di piccole aziende.
Tra queste c’è la E-Repair srl, società unipersonale che produce schede elettroniche per macchinari industriali e tra i suoi principali clienti ha la Siemens, di cui è riparatore ufficiale.
L’uomo incappucciato taglia l’aiuola per raggiungere più in fretta il fabbricato centrale, quello dove c’è l’ingresso dell’azienda. Appoggia la busta a terra, prende l’accendino, dà fuoco alla miccia e si allontana. Passano meno di due minuti e l’ordigno esplode. E Mezza città si sveglia.
Un macchina della finanza che a quell’ora è in zona, è la prima ad arrivare e a chiamare rinforzi, i clienti della pasticceria Bon-Ton che fanno uno spuntino notturno si precipitano sul retro, ma anche loro trovano solo odore di fumo e detriti. «Abito in via di Salviano - racconta un signore con il cane al guinzaglio mentre segue i rilievi dei carabinieri - ho sentito una botta incredibile, i vetri hanno tremato, credevo fosse il terremoto».
Le conseguenze dell’esplosione sulla sede della ditta parlano di danni per «oltre 200mila euro», come spiega il titolare Andrea Maci.
La porta d’ingresso divelta, l’acciaio piegato, mangiato; le vetrate scoppiate, le cerniere degli infissi volate lontano, fino a danneggiare gli uffici dei dirimpettai. Ma il peggio è quello che è avvenuto dentro al laboratorio, con i macchinari seriamente danneggiati, tanto da costringere la proprietà ad interrompere la produzione per alcune ore. «Ma riprenderemo al più presto», assicurano.
Inizia da questi elementi e dal precedente dell’ottobre scorso quando il magazzino della stessa ditta venne dato alle fiamme, l’indagine del nucleo investigativo dei carabinieri per risalire al colpevole.
«Per prima cosa - dice chi indaga - dobbiamo capire il movente che ha spinto qualcuno a compiere due attentati in appena 4 mesi ai danni della stessa ditta». Perché che ci sia un filo che lega entrambi gli episodi nessuno lo mette in dubbio, tanto che la Procura, già ieri mattina, ha riunito i due fascicoli affidandoli a un unico pubblico ministero, Arianna Ciavattini.
«Dobbiamo verificare - si spiega meglio un ufficiale - se l’obiettivo sia il titolare dell’azienda oppure l’attività in quanto tale. Anche se per il momento non abbiamo trovato scheletri nella vita del proprietario che possano far pensare a una vendetta».
Ecco perché, ad oggi, le piste più gettonate sono tre: quella interna, una vendetta professionale, oppure la pista politica che avrebbe preso di mira l’azienda livornese per colpire una multinazionale.
Decine le persone che in queste ore stanno ascoltando i carabinieri a caccia di indizi. Anche perché, come era avvenuto per l’episodio di ottobre, per ora non c’è stata alcuna rivendicazione.
Qualcosa in più sulla natura dell’ordigno, invece, lo diranno i Ris di Roma ai quali i carabinieri stanno inviando i resti del pacco bomba ritrovati nel parcheggio di via dei Pelaghi a caccia di elementi utili, primo fra tutti le possibili impronte digitali lasciate durante il confezionamento e il trasporto.
«Molto probabilmente - aggiungono fonti investigative - si tratta un ordigno fatto in casa con della polvere pirica. Tanto che potrebbe anche essere stata recuperata dai petardi usati durante la notte di Capodanno». Nel pomeriggio al titolare della ditta è arrivato il sostegno del sindaco Cosimi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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