Il Tirreno

Livorno

Cori, striscioni, catene. E la seduta è sospesa

Le “famiglie occupanti” protestano fino all’interruzione definitiva. La Procura aprirà un’indagine

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LIVORNO. C’è un ragazzo che sbatte i coperchi delle pentole provocando un rumore assordante. Una donna urla “Vergogna!” fino quasi a perdere la voce. Altri mostrano cartelli e provano a esporre un lungo striscione, causando un parapiglia con gli agenti della municipale che per poco non degenera in una rissa. E poi ancora persone che minacciano di incatenarsi alle sedie, applausi ironici, cori e offese alla giunta. Fino a cambiare la storia recente della politica livornese: non era mai capitato che una seduta del consiglio comunale venisse sospesa per intemperanze del pubblico. Negli ultimi mesi sono state frequenti le contestazioni a Palazzo civico. Eppure, mai c’era stata una sospensione definitiva dei lavori di giunta e consiglieri. Fino a ieri mattina, quando il presidente Enrico Bianchi, dopo due ore di discussione in un clima surreale, ha preso una decisione senza precedenti, che come strascico avrà una inchiesta per interruzione di pubblico servizio.

Le “famiglie occupanti” e i rappresentanti del comitato “diritto all’abitare” dell’ex Caserma lo avevano promesso: di fronte alla decurtazione dei punteggi nella graduatoria definitiva per l’assegnazione degli alloggi popolari, non sarebbero rimasti in silenzio. La loro rabbia l’hanno gridata in municipio dalle 10 di mattina, bloccando a oltranza i lavori del consiglio comunale: circa un centinaio le persone che hanno affollato la platea dell’aula consiliare.

La protesta comincia con slogan contro l’amministrazione e il “pasticcio” della graduatoria. I manifestanti provano a esporre uno striscione con scritto “La casa non ci volete dare, le occupazioni dovete legalizzare”, incontrando però le resistenze dei vigili urbani. Sulla scalinata esterna di Palazzo civico, nel frattempo, spunta un altro lenzuolo: “Con le case popolari murate, le mamme coi figli nelle Usl occupate”. Scritte anche su cartelli esposti e magliette indossate: “Per noi legalità uguale strada”, “Graduatoria definitiva, punteggi rubati”, “Troppa gente senza casa, troppe case senza gente”. I più esasperati si incatenano alle sedie con cordicelle di metallo.

Una esponente del gruppo legge ad alta voce il testo di un volantino, nel quale le famiglie occupanti se la prendono con l’amministrazione per il “mancato riconoscimento legale delle strutture”, chiedendo “il ripristino immediato dei punti e il reinserimento in graduatoria delle famiglie a cui sono stati decurtati”.

La mediazione del sindaco non basta. Il presidente Bianchi prova comunque a garantire il regolare svolgimento dei lavori. Sul finire della mattinata la parola passa al garante dei detenuti Marco Solimano, che dovrebbe illustrare ai consiglieri la situazione delle carceri. Ma le intemperanze di una parte del pubblico ricominciano. Così per la prima volta nel dopoguerra, la seduta del consiglio viene ufficialmente sospesa.

I manifestanti restano in platea, da soli, fino alle 13, poi lasciano Palazzo civico. Nei loro confronti sarà aperta una indagine della Procura della Repubblica. Il reato contestato, con tutta probabilità, sarà quello di interruzione di pubblico servizio. Gli agenti della Digos presenti ieri in Comune avrebbero già identificato la maggior parte dei responsabili della prima, storica sospensione del consiglio comunale. (g.c.)

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di Redazione web