Il Tirreno

Livorno

Anziano muore di dolore dopo il decesso della moglie

di Lara Loreti
Anziano muore di dolore dopo il decesso della moglie

Lei s’è spenta sabato sera, lui ieri mattina mentre camminava vicino a casa Entrambi di 88 anni, stavano insieme dagli anni Cinquanta. Troppo forte lo choc

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LIVORNO. Morire di dolore. Di nostalgia, d’amore. In una parola, di crepacuore. Si può. L’immagine è quella di un corpo coperto da un telo, sotto la pioggia, in una mattina d’inverno, in viale Nazario Sauro. Gino Guerri, 88 anni, ieri alle 10 è uscito di casa, in zona stadio, per andare a riscuotere la pensione. Da solo, a piedi, per sgranchire le gambe, per distrarsi un po’ e provare a non pensare alla perdita, poche ore prima, della moglie Augusta Iacobucci, morta sabato sera per una malattia che se l’è portata via in dieci giorni. «Vado per conto mio, grazie, poi prendo il bus e vengo alla camera mortuaria sul viale Alfieri per il funerale di Augusta», aveva detto ai parenti. Ma a quella cerimonia Guerri non ci è mai arrivato. L’addio alla donna che ha amato per tutta la vita ha deciso di darglielo di persona, in un’altra dimensione, quella più nobile e profonda della spiritualità. L’ha raggiunta altrove: senza di lei, su questa terra, ha resistito per poco più di 36 ore. Amori d’altri tempi. Fatti di serenità e costanza. Basta guardarli, Gino e Augusta, in quella foto (pubblicata accanto) in cui si abbracciano beati. E sorridono a una vita che adorano perché ha donato loro quella pace assoluta che solo l’amore sa dare.

Non avevano figli, forse perché l’uno bastava all’altra. La loro storia, iniziata negli anni Cinquanta quando Augusta aveva già un figlio nato da una precedente relazione, è andata avanti per oltre mezzo secolo. E da allora non c’è stato giorno né notte che abbiano trascorso separati. La prima a spegnersi è stata Augusta. Dolce, di tempra forte, votata alla famiglia come solo certe donne “antiche” del centro Italia sanno fare. Era nata a Segni, in provincia di Roma, anche se aveva vissuto la gran parte della sua vita in città. Una decina di giorni fa è stata ricoverata in ospedale per un problema al fegato, forse calcoli. Poi la sua situazione s’è aggravata e i medici hanno deciso di operarla. Ma dopo l’intervento non s’è più ripresa finchè sabato sera il cuore ha smesso di battere. Ieri alle 14.30 si sono svolte le esequie nella cappella della camera mortuaria in viale Alfieri, da dove poi la salma è stata portata dal servizio funebre della Svs al cimitero dell’Ardenza.

Il colpo per Gino è stato fortissimo. E pensare che domenica mattina, accompagnato dal nipote Luciano, si era voluto occupare personalmente delle pratiche per la morte della moglie. Era un uomo lucido e molto attivo. Che usciva spesso da solo per fare la spesa e per una passeggiata. Così aveva fatto anche ieri mattina. E quando il nipote si era offerto di accompagnarlo, lui aveva rifiutato. Voleva andare da solo al funerale della moglie. Quindi è uscito dalla casa dove i due avevano vissuto per anni e anni, in via Lusena, ma fatti pochi passi si è sentito male e s’è accasciato. I primi a intervenire sono stati i sommozzatori dei vigili del fuoco, di passaggio sul viale Nazario Sauro, all’altezza del numero civico 16. Sono stati loro a mettere in atto le prime manovre di rianimazione, per poi passare la mano ai soccorritori della Misericordia di via Verdi, giunti in pochi minuti col dottore del 118. Tuttavia, non c’è stato niente da fare. Sul posto è arrivato anche il medico legale Damiano Marra, che si è occupato dell’esame esterno del corpo. A stroncarlo, secondo l’ipotesi più accreditata, è stato un infarto. Guerri aveva già avuto qualche problema di cuore e a dicembre aveva subìto un interventino, nel corso del quale gli avevano messo il pacemaker. Ma a quell’operazione, come raccontano i familiari, aveva reagito bene: «Era in forma, usciva e leggeva tanto». Guerri amava anche le carte, con cui giocava con la moglie. Aveva lavorato a Camp Darby e poi al Palazzo delle finanze in viale Carducci. Poi la pensione e la vita di coppia. Gino lascia nel dolore la sorella Elsa e i nipoti; la moglie, invece, il figlio Carlo e un fratello che vive nel Lazio: aveva programmato di andare a trovarlo a primavera, ma non ce l’ha fatta. Aveva appuntamento con il marito, lassù.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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