Gioco
«Livorno città stanca aiutiamola a ripensarsi»
LIVORNO. È schietta, ironica, chiara. Strass sulle maniche, borsa a pois e un curriculum internazionale che l’ha portata nella giunta di Fassino. Ieri mattina l’assessore Ilda Curti ha fatto capolino...
LIVORNO. È schietta, ironica, chiara. Strass sulle maniche, borsa a pois e un curriculum internazionale che l’ha portata nella giunta di Fassino. Ieri mattina l’assessore Ilda Curti ha fatto capolino a Livorno: prima un incontro con alcuni segretari di circolo al Pd (assente «per mal di denti» Yari De Filicaia), poi una chiacchierata con i civatiani in circoscrizione 4. Gli stessi che, guidati da Antonio Ceccantini e Oriana Rossi, l’hanno corteggiata a più non posso perché accettasse di correre alle primarie livornesi.
Curti è in città per dire “no grazie”. E anche per mettere qualche puntino sulle ì, dopo che proprio De Filicaia aveva dichiarato di essersi scusato con lei per il pressing eccessivo. Curti - un’esperta di urbanistica che scherza sul suo essere «marxista di tendenza groucho» – si lascia subito scappare la battuta: «Come sto? Divertita, avendo visto la situazione. Guardate, non sono Michelle Obama e nemmeno la Madonna Pellegrina...». «Ho un legame forte con Livorno – entra nel merito – qui c’è la casa dei miei nonni, è la mia città del cuore. Ho pensato seriamente all’ipotesi di candidarmi e non ho avuto pressioni che mi hanno offesa da nessuno, benché meno dal livello nazionale. L’unico stress che ho ricevuto è stato quello che mi sono auto inflitta. Ma non posso accettare. Dico no per il percorso che sto facendo a Torino: ho ancora due anni e mezzo di mandato e quando prendo un impegno lo porto fino in fondo. Se avessi accettato mi sarei dimessa da tutto, non mi piace stare con i piedi su tante staffe. E ho una figlia di 15 anni là: tra il resto del mondo e mia figlia scelgo lei».
«Dico no con sofferenza – ripete – ma mi metto a disposizione di un progetto per la città: seminari, incontri, tutto ciò che può servire. So di poter essere portatrice di quella innovazione amministrativa di cui Torino è un esempio. È un dovere e un piacere metterla a disposizione». E usa questa metafora: «Se stai sempre dentro l’acquario vedi solo la tua specie, ogni tanto fa bene nuotare nel mare aperto...». «Livorno – non usa mezzi termini – è una città stanca, l’ho respirato nei tre mesi che ho passato qui in estate. Ha bisogno di ripensarsi, avrebbe potenzialità straordinarie». Citando le teorie di Florida («che se ci pensate erano già contenute nelle leggi Livornine»), Curti dice che «Livorno deve riprendere in mano promozione dei talenti e tecnologia». La terza “T”, Tolleranza, «è già nel suo Dna».
Un chiarimento: «A luglio ho incontrato il segretario, c’è stato un mezzo discorso, della serie “cosa ne penseresti se...”. Poi più nessuno mi ha cercata prima di Antonio, a dicembre. Sono qui per ringraziare queste persone, mi hanno riempito di gioia».
Che faranno ora i civatiani? Proveranno a raccogliere le firme per altri candidati? «Non abbiamo ancora deciso – risponde Ceccantini – fino all’ultimo abbiamo lavorato per riportare Ilda a Livorno, ci siamo andati vicini. Sarebbe stata la candidatura ideale, che avrebbe permesso di alzare l’asticella del dibattito». «E poi – punge – non abbiamo ancora capito se si faranno primarie di partito o di coalizione, chi sono i candidati e gli alleati. Le primarie dovrebbero essere un momento di crescita, discussione, invece...». Comunque alla fine «chi è iscritto al partito rispetta regole e anche risultati...». (j.g.)
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