Il Tirreno

Livorno

Porto a rischio ko Arriva lo scossone degli spedizionieri

Porto a rischio ko Arriva lo scossone degli spedizionieri

L’incubo dell’alleanza fra i big che taglia fuori Livorno Gloria Dari: azioni incisive subito e più spirito di squadra

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. All’orizzonte si profila un fantasma da incubo per chi vive sulle banchine. L’alleanza P3 fra i tre big mondiali (Maersk, Msc e Cgm-Cma), Livorno potrebbe pagarla duramente: da un lato, perdendo per strada non i 50mila contenitori ipotizzati ma probabilmente più di 70mila; dall’altro, se ne andrebbe il flusso di traffico con gli Stati Uniti sul quale Livorno ha imbastito storicamente buona parte delle proprie fortune non di recente bensì nel corso dei secoli.

Già così, ce n’è quanto basta per suonare la sirena d’allarme come fa l’imprenditrice marittima Gloria Dari, presidente degli spedizionieri (Spedimar). Una strigliata senza grida né urla: toni composti e pacati ma con fermezza.

Ad esempio, le statistiche dell’Authority sono rimaste ferme a 7 mesi: presentano cali in traffici-chiave come i rotabili ro-ro e le crociere. Ma Dari scava “dentro” il dato dei contenitori per segnalare «l’aumento preoccupante dei contenitori vuoti»: è l’indizio – afferma – di una «strategia di riposizionamento» che indica una aspettativa, quella di non avere da Livorno un flusso di export che riempirà i container e duqnue è meglio portarli via. Tutto questo mentre La Spezia, ad esempio, mette a segno un incremento di 6,5 punti percentuali sul fronte contenitori e 6,3 nelle merci varie mentre se le rinfuse sono stabili i passeggeri mostrano una impennata del 325%.

Dari scansa la tentazione di mettere giù un elenco da “libro dei sogni”. Semmai usa il raffronto con il fatto che altri porti si muovono per dire che la crisi non può essere l’alibi per tutto: se nonostante i mille intoppi qualcosa altrova riescono a fare, perché noi no?

Facciamo un esempio: il centro servizi. Gli spedizionieri (ma anche altre categorie) si sgolano da anni a chiedere «un polo in cui si concentrino tutti i controlli degli enti frontalieri preposti». Quel che è accaduto in realtà lo aggiunge il cronista: in nome della spending review ciascun ente pubblico guarda a “tagliare” in casa propria, e il risultato è che le Dogane tornano alla vecchia sede in zona Porto Mediceo fra la caserma della Finanza e l’Andana degli Anelli. Un colpo di spugna sull’idea di fare all’ex Borma un polo per riorganizzare e ottimizzare l’intreccio di queste competenze (e di questi interventi).

Dari mette l’accento anche sulla «trasparenza» dei servizi tecnico-nautici ma anche sull’informatizzazione spinta di tutta la parte burocratica («non è solo il Nord Europa ad aver fatto passi da gigante, si sono mossi bene anche a La Spezia e a Genova»). Nel mirino anche la funzionalità dei servizi ferroviari: «Negli anni ’80-90 avevamo collegamenti con l’area emiliana (Modena-Bologna) e con il Nord Est (Padova), adesso anziché migliorare siamo andati all’indietro e ci ritroviamo in condizioni assai peggiori».

Non basta: fra gli osservatori più attenti alle cose di porto c’è anche chi, nel via libera della Regione ai nuovi strumenti di governo del porto, ha rilevato un altolà all’altezza dei magazzini: massimo 20 metri. Colpa della burocrazia, che «affligge qualsiasi ambito produttivo»: ma perché – aggiunge Dari – in altri porti qualcosa comunque si riesce a fare e qui no?

Dito puntato contro l’Authority? Dari sembra preferire come bersaglio «la mancanza di una voglia di fare squadra».

Sotto tiro anche l’idea di rassegnarsi a perdere sul fronte contenitori per accontentarsi di qualcos’altro: «La molteplicità dei traffici è una carta importante da giocare. Ma a far da locomotiva di questa molteplicità sono proprio le linee dei traffici contenitori: non possiamo permetterci assolutamente di perderle, sarebbe come autocondannarci con le nostre mani». E giù un paio di sottolineature: 1) nei trasporti marittimi globalizzati l’80% dei traffici riguardano ora la merce in contenitore, e la containerizzazione è in crescita come dimostra quel che avviene con i contenitori frigo che sostituiscono le navi reefer; 2) negli ultimi vent’anni i traffici in container sono balzati da 90 a quasi 600 milioni di teu.

Nessuno – avverte – ha mai pensato che Livorno possa correre dietro alle meganavi da 18mila teu ma qui è difficile anche fare il test per provare a far entrare quelle da 8mila teu. La prova annunciatissima da mesi è slittata mille volte e ora è rinviata a chissà quando. Senza contare che «gli escavi li attendiamo ancora».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca