Il Tirreno

Livorno

Lo yacht sequestrato in dote al Quirinale

di Federico Lazzotti

Costruita tra Livorno e Pisa: proprietario indagato per evasione

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LIVORNO. Il prossimo yacht presidenziale parlerà pisornese, mezzo pisano e mezzo livornese. Anche se il nome con il quale è stato battezzato è russo, “Sanjir”, come l’uomo che lo ha fatto costruire prima di finire in mezzo a un mare di guai giudiziari - una presunta evasione fiscale di quasi 2,2 milioni di euro - che ha portato l’Agenzia delle Dogane e la Finanza a sequestrare l’imbarcazione: oltre 38 metri di lusso galleggiante in vetroresina costata 12,5 milioni di euro.

Nei giorni scorsi la Procura di Livorno ha dato l’ok per il trasferimento dell’imbarcazione all’Arsenale di La Spezia, dove gli uomini della Marina Militare dovranno realizzare i lavori di trasformazione per renderla conforme alle esigenze alle quali dovrà fare fronte.

L’imbarcazione, infatti, farà anche da indroambulanza, una barca soccorso per recuperare i feriti.

Fatti gli interventi “Sanjir”, 261 tonnellate di stazza e due motori da off-shore, prenderà il posto dell’attuale yacht presidenziale, il 24 metri in legno “Argo”, l’ex nave spia sulla quale hanno viaggiato sia Carlo Azeglio Ciampi che Giorgio Napolitano.

«Sempre che il tribunale di Livorno - precisa il legale del proprietario, l’avvocato milanese Raffaele Bergaglio - dia l’ok per la confisca». I tempi? «La Procura è molto veloce ma nell’ultima udienza il giudice ha rimandato gli atti al pubblico ministero per un errore di notifica, dunque servirà comunque del tempo visto che si dovrà passare nuovamente dall’udienza preliminare».

La costruzione

La storia del superyacht Sanjir inizia nel 2006 quando ai Cantieri navali spa di Pisa, partono i lavori per la costruzione dell’imbarcazione.

Dietro al maxi ordine arrivato nella Darsena pisana c’è la società “Sanakhete Holding Ltd” che ha come sede legale il numero 10 di Manoel Street Castries, nell’isola caraibica di St. Lucia.

Gli operai impiegano circa tre anni per completare la costruzione dell’imbarcazione. Il 31 luglio del 2009 avviene la consegna al rappresentante legale che dà mandato a un capitano e a un marinaio di trasferire lo yacht dal porto di Livorno al cantiere di Valdettaro delle Grazie, nella zona di Porto Venere.

«Questo - spiega l’avvocato - è l’unico viaggio che ha compiuto perché la nave ha avuto fin da subito problemi tecnici, di finiture oltre all’assetto e ai motori».

Ma non è solo a bordo che iniziano i guai della nave Sanjir e dal rappresentate legale della società proprietaria, il magnate russo Alexander Besputin, 54 anni, residente tutt’oggi a Mosca.

Con una bolletta doganale firmata lo stesso giorno del ritiro, infatti, il proprietario ha comunicato che il bene «era destinato all’esportazione».

Un’operazione (lecita) che ha consentito alla Holding di non versare i quasi 2,2,milioni di euro di Iva, ma che obbligava gli stessi proprietari ad «esportare il natante in acque territoriali extra comunitarie nei 18 messi successivi».

L’inchiesta della Procura

Inizia da questa comunicazione l’indagine della sezione navale della guardia di Finanza che dopo aver ricevuto la comunicazione da parte dell’Agenzia delle Dogane ha tenuto d’occhio lo yacht per un anno e mezzo, il tempo entro il quale avrebbe dovuto uscire, almeno una volta, dalle acque comunitarie.

«Se lo avesse fatto almeno una volta e per un solo secondo - prosegue il legale - non ci sarebbe stata nessuna contestazione».

Invece il 31 gennaio 2011, 18 mesi e un giorno dopo l’acquisto, sul molo ligure dov’era ormeggiata l’imbarcazione, si sono presentate le fiamme gialle. In mano un decreto di sequestro chiesto dal pubblico ministero Massimo Mannucci e firmato dal giudice per le indagini preliminari.

L’accusa nei confronti del magnate russo è quello di contrabbando.

Agli atti del procedimento sono finite le annotazioni di polizia giudiziaria, i verbali di sommarie formazioni rilasciate dal capitano e dal marinaio dello yacht che lo hanno controllato mentre era fermo a Porto Venere e diversa documentazione.

Il 10 maggio scorso il giudice Giovanni Zucconi ha dato l’ok per il rinvio a giudizio del magnate russo. «Ma il mio cliente - insiste il legale - è stato difeso d’ufficio ma senza sapere di essere indagato e di avere un procedimento penale a suo carico».

Quando è venuto a conoscenza del processo è partita la corsa per evitare la confisca del bene che avrebbe voluto dire addio per sempre all’imbarcazione. Pronta ad entrare nella flotta della Marina Militare e accogliere il Presidente della Repubblica che sia Giorgio Napolitano o il prossimo inquilino del Quirinale.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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