Gioco
Lo yacht sequestrato a Livorno sarà del presidente della Repubblica
Costruito dalla “Cantieri Navali spa” nel 2009, il proprietario è un magnate russo indagato per una maxi evasione fiscale. Ora si aspetta la confisca
LIVORNO. Il prossimo yacht presidenziale parlerà pisornese, mezzo pisano e mezzo livornese. Anche se il nome con il quale è stato battezzato è russo, “Sanjir”, come l’uomo che lo ha fatto costruire prima di finire in mezzo a un mare di guai giudiziari - una presunta evasione fiscale di quasi 2,2 milioni di euro - che ha portato l’Agenzia delle Dogane e la Finanza a sequestrare l’imbarcazione: oltre 38 metri di lusso galleggiante in vetroresina costata 12,5 milioni di euro.
Nei giorni scorsi la Procura di Livorno ha dato l’ok per il trasferimento dell’imbarcazione all’Arsenale di La Spezia, dove gli uomini della Marina Militare dovranno realizzare i lavori di trasformazione per renderla conforme alle esigenze alle quali dovrà fare fronte. L’imbarcazione, infatti, farà anche da indroambulanza, una barca soccorso per recuperare i feriti.
Fatti gli interventi “Sanjir”, 261 tonnellate di stazza e due motori da off-shore, prenderà il posto dell’attuale yacht presidenziale, il 24 metri in legno “Argo”, l’ex nave spia sulla quale hanno viaggiato sia Carlo Azeglio Ciampi che Giorgio Napolitano.
«Sempre che il tribunale di Livorno - precisa il legale del proprietario, l’avvocato milanese Raffaele Bergaglio - dia l’ok per la confisca».
La storia del superyacht inizia nel 2006 quando ai Cantieri navali spa di Pisa, partono i lavori per la costruzione dell’imbarcazione. Dietro al maxi ordine arrivato in Darsena c’è la società “Sanakhete Holding Ltd” che ha come sede legale il numero 10 di Manoel street Castries, nell’isola caraibica di St. Lucia.
Gli operai impiegano circa tre anni per completare la costruzione dell’imbarcazione. Il 31 luglio 2009 avviene la consegna al rappresentante legale che dà mandato a un capitano e a un marinaio di trasferire lo yacht dal porto di Livorno al cantiere Valdettaro delle Grazie, nella zona di Porto Venere.
«Questo - spiega l’avvocato - è l’unico viaggio che ha compiuto perché ha nave ha avuto fin da subito problemi tecnici, di finiture oltre all’assetto e ai motori».
Ma non è solo a bordo che iniziano i guai della nave Sanjir e dal rappresentate legale della società, il magnate russo Alexander Besputin, 54 anni, residente tutt’oggi a Mosca.
Con una bolletta doganale firmata lo stesso giorno del ritiro, infatti, il proprietario ha comunicato che il bene «era destinato all’esportazione».
Un’operazione (lecita) che ha consentito alla Holding di non versare i quasi 2,2,milioni di euro di Iva, ma che obbligava gli stessi proprietari ad «esportare il natante in acque territoriali extra comunitarie». Un’operazione mai avvenuta, tanto che 18 mesi e un giorno dopo la firma è scattato il sequestro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
