Gioco
Qui anche il giallo va in scena al bar
Nei romanzi di Malvaldi le indagini di una tribù (pisano-livornese) di vecchietti
LIVORNO. C’era una volta l’investigatore classico dall’intelligenza affilata come Sherlock Holmes e Hercule Poirot, prima di veder comparire nelle pagine dei gialli poliziotti come Maigret di Georges Simenon, come Harry Bosch di Michael Connelly, come Kostas Charitos di Petros Markaris, come Erlendur Sveinsson di Arnaldur Indriðason. Poi sono arrivati sulla scena del crimine altri tipi che ficcano il naso negli affari altrui: avvocati come Perry Mason di Stanley Gardner; giornalisti come Mikael Blomkvist di Stieg Larsson o Annika Bengtzon di Liza Marklund. Fino a far saltar fuori identikit inaspettati: come il tetraplegico Lincoln Rhyme firmato Jeffrey Deaver, come l’anatomopatologa Kay Scarpetta di Patricia Cornwell, come l’antropologa forense Tempe Brennan creata da Kathy Reichs. Ma nessuno aveva pensato a inventare una fortunatissima serie di polizieschi portando la scena dentro un bar popolato di vecchietti stralunati (il BarLume) e avendo come protagonista un barista. Anzi, il “barrista” Massimo. Ce l’ha fatta Marco Malvaldi, chimico teorico pisano , che mette il bar nel paesino litoraneo di Pineta.
Dovrebbe essere un po’ Tirrenia e un po’ Marina di Pisa, eppure paradossalmente non c’è articolo di giornale e non c’è blog di estimatore che non attribuisca una localizzazione, un identikit e una parlata livornese alla tribù dissacrante dei personaggi di Malvaldi: con nonno Ampelio, il Rimediotti, il Del Tacca del Comune e Aldo il ristoratore. In effetti, salvo qualche “guà”, la verve vernacola dei vecchietti del BarLume sembra effettivamente più labronica che pisana.
In realtà, a dispetto delle rivalità di campanile, è impastata in un moulinex livornese-pisano un po’ tutta questa saga che fa il controcanto toscano all’arte barocca siciliana del Montalbano di Camilleri. A cominciare dallo stesso Malvaldi, che ha studiato a Livorno e che ha sposato una livornese. Non basta: la trasposizione tv su Sky l’hanno girata in provincia di Livorno (all’Elba), la sceneggiatura l’ha scritta il livornese Francesco Bruni (quello di Montalbano), fra i protagonisti l’attore vernacolare labronico Marcello Marziali (Rimediotti) e il rosignanese Massimo Paganelli (nei panni di Aldo) più Enrica Guidi, anche lei di Rosignano, a fare la bella Tiziana.
Il punto è però un altro. Il giallo (ironico) in salsa livornese-pisano, dov’è che volevate ambientarlo: forse sotto le gru del porto? forse in mezzo ai cantieri nautici? No, in un bar. Di «ciaccioni professionisti» – come li chiama Malvaldi con occhio di babbo – che, pur in best seller di puro intrattenimento, fanno a pezzi gli schemi del dolce stil giallo come l’abbiamo conosciuto fin qui.
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