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Il fronte del no: ora l’Olt risponda alle nostre cinque domande

Il fronte del no: ora l’Olt risponda alle nostre cinque domande

Gli anti-offshore tornano alla carica. Lo fanno chiedendo alla Olt, la società del rigassificatore, di rispondere ad una serie di domande. Il Comitato contro il rigassificatore chiede all’azienda: 1)...

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Gli anti-offshore tornano alla carica. Lo fanno chiedendo alla Olt, la società del rigassificatore, di rispondere ad una serie di domande.

Il Comitato contro il rigassificatore chiede all’azienda:

1) «quanti contratti essa abbia concluso per l'arrivo di navi gasiere al terminale»;

2) «quanti contratti essa abbia concluso con società disposte a utilizzare in "affitto" il terminale per farvi arrivare proprie navi gasiere»;

3) «quanti contratti essa abbia concluso per la vendita del gas, che, a quanto pare, sarebbe stato stoccato presso il terminale in attesa di acquirenti»;

4) «quanti lavoratori sono stati assunti direttamente dalla Olt, quanti dalla società Ecos, quanti dalla società Fratelli Neri.

C’è anche un quinto interrogativo sul quale il fronte del no interviene: vuol sapere dalla Olt «se è vero che l'amministratore delegato della Iren, comproprietaria della Olt, ha dichiarato ai propri azionisti che i ricavi del rigassificatore per il 2014 sono garantiti dallo Stato, cioè da un aggravio sulle bollette del gas».

I No Offshore sottolinea il fatto che «il 31 agosto con grande strombazzamento mediatico il terminale di rigassificazione è arrivato di fronte alle coste livornesi». A distanza di qualche mese, il 20 dicembre «la Olt, proprietaria del terminale, ha annunciato con uno striminzito comunicato di cinque righe e mezzo l'avvio delle attività commerciali del terminale di rigassificazione».

Il Comitato da tempo impegnato nella lotta contro il terminale si augura che la Olt «vorrà rispondere a queste poche e semplici domande»: se, da una parte, «non possiamo che constatare con soddisfazione che il terminale giace inoperoso, evitando quindi la devastazione del mare e i rischi di incidente», dall'altra, si punta il dito contro il fatto che gli enormi costi del progetto vengano «fatti pagare ai contribuenti».

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