Gioco
Primario e pazienti vengono alle mani
Violenta lite tra il medico e i genitori di una bimba di 13 anni che aveva appena fatto una visita dentistica al poliambulatorio
LIVORNO. I soccorritori della Svs non riescono a trovare l’accesso giusto e s’affrettano sugli scivoli del poliambulatorio, a caccia dei protagonisti del parapiglia che si è appena consumato dentro l’edificio: primario e pazienti sono venuti alle mani. Passano pochi istanti e arrivano due agenti delle volanti che s’infilano in ascensore: destinazione, terzo piano, quello che ospita la stomatologia, dove avvengono visite dentistiche e ortodontiche. All’interno, concitazione. Per le scale c’è il dottor Roberto Malasoma, primario della stomatologia. Il medico è acciaccato e dolorante. Sul pianerottolo invece ci sono Marina Gioni e Natale Arena, genitori di una bimba di 13 anni che ha appena fatto una visita ai denti. Sono arrabbiati. E lei, la ragazzina, è chiusa in un’ambulatorio con un’infermiera che cerca di tranquillizzarla dopo il parapiglia a cui ha assistito. Gli agenti ascoltano la versione dei genitori della bimba mentre i soccorritori della Svs, arrivati a destinazione con la dottoressa del 118, prendono il primario e lo sistemano sulla barella per portarlo in pronto soccorso. Un episodio, due versioni completamente diverse. Da una parte i pazienti, che hanno dalla loro una testimone, dall’altra il primario. Un’immagine però è certa: spinte, botte e paroloni, con l’ospedale che diventa un ring, tra lo sconcerto degli altri pazienti, che s’affrettano a svolgere le loro cose per poi sparire nei meandri dei padiglioni del viale Alfieri. Sono circa le 16 quando si scatena il putiferio. Oggetto del contendere, una visita dentistica per cui la famiglia in questione stava aspettando da 2anni e mezzo.
Ecco la versione della mamma. «Mia figlia nel primo pomeriggio è stata visitata finalmente da un medico dentista, che è stato molto gentile e tutto è andato liscio. Aspettavamo questa visita da due anni e mezzo. Era il giugno del 2011 quando ho fatto domanda per le cure gratuite perché purtroppo io e mio marito non abbiamo lavoro. Dopo la visita ho chiesto al medico spiegazione sull’esenzione a cui avevo diritto: a mia figlia infatti è stato prescritto un apparecchio del costo di 800 euro, e non avendo noi disponibilità economiche volevo capire se era possibile averlo gratuitamente. Mentre parlavo col medico è spuntato il primario con cui già avevo avuto un diverbio a novembre: un battibecco sui tempi di attesa in cui lui ha mi ha minacciato e voleva denunciarmi per interruzione di pubblico servizio, ma io ho sporto querela ai carabinieri. Oggi (ieri ndr) lui è arrivato e ha chiesto il mio nome all’infermiera, allora io ho chiesto a lui il suo, toccandogli la sciarpa, ma lui non voleva dirmelo. A quel punto è intervenuto mio marito che ha insistito nella richiesta di sapere il suo nome, visto che lui sapeva i nostri. Credo che volesse andare in direzione sanitaria». Continua il marito. «Lui mi ha dato uno schiaffo e c’è una testimone che ha visto tutto. Poi è sceso per le scale mentre io l’ho seguito chiedendogli il nome. Tra me e lui c’era mia figlia: lui, a un tratto, si è girato e risalendo un gradino s’è accasciato su mia figlia e poi ha finto di cadere sulle scale. Quella immagine aveva tutta l’aria di essere una sceneggiata. Io comunque non l’ho toccato».
Il primario: mi hanno sputato e poi spinto per le scale.
«Conoscevo quella donna perché aveva già creato confusione qui in ambulatorio a novembre e io stavo per denunciarla per interruzione di pubblico servizio, ma poi avevo lasciato stare perché credevo che fosse finito tutto lì. Ma questa volta è diverso, farò denuncia alla polizia perché non è accettabile quello che è successo: la mamma della bimba stava alzando la voce, come del resto era già successo l’altra volta, e faceva confusione, allora sono intervenuto per capire cosa stese accadendo. Ma il marito mi ha aggredito sul pianerottolo: prima mi ha sputato e poi mi ha spinto per le scale e io sono caduto. Per fortuna non ho niente di grave ma questo comportamento non va bene: interrompere il servizio ospedaliero e passare alle mani è assurdo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
