Il Tirreno

Livorno

Le parole di Levi sul Comune

di Maria Giorgia Corolini
Le parole di Levi sul Comune

Scoperta la lapide con l’incipit di “Se questo è un uomo”. Cosimi: un monito

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LIVORNO. «Voi che vivete sicuri/nelle vostre tiepide case/voi che trovate tornando a sera/il cibo caldo e visi amici/considerate se questo è un uomo/che lavora nel fango/che non conosce pace/che lotta per mezzo pane/che muore per un si o per un no».

Fu con queste parole, nel 1947, che Primo Levi decise di aprire il suo “Se questo è un uomo” e sono proprio queste le parole che da oggi in poi marchieranno la lapide marmorea su una delle facciate esterne di Palazzo Civico, donata alla città dall'associazione Lions Club Livorno Porto Mediceo e affissa nel tentativo di squarciare il velo di una retorica stanca.

Una scelta significativa, unica nel suo genere, ma importantissima se è vero, come ricorda il sindaco Alessandro Cosimi durante la cerimonia all'interno della sala consiliare del Comune, che «il 45% degli italiani considera inutile il giorno della memoria». «Il Comune in quanto casa dei cittadini deve esprimere un punto di vista che è anche un monito- spiega Cosimi- sopratutto in un momento come questo in cui tornano a galla posizioni intollerabili».

Il riferimento è al clima di intolleranza diffuso che si aggrava con l'aggravarsi dell'incertezza e della paura per il futuro. Timori condivisi dall'assessore alla cultura Mario Tredici che invita a «uscire dalla dimensione etnica e coglierne gli aspetti universalistici» e da Daniele Bedarida della Comunità ebraica livornese che aggiunge: «Non bastano generici sentimenti di compassione, dobbiamo costruire una coscienza storica attraverso lo studio e la ricerca».

Ed è proprio questo il tentativo dei docenti e dei ragazzi delle scuole Borsi-Pazzini che, dopo un lungo approfondimento sulla storia della nostra concittadina sopravvissuta ad Auschwitz Frida Misul, hanno allestito un coro e uno spettacolo proprio sul diario e sulle canzoni di Frida che andrà integralmente in scena il 6 Febbraio alla Goldonetta.

Diretti dalla professoressa Sara Saccomani ne hanno offerto un'anteprima nel corso della mattinata, cantando alcune canzoni che la stessa Frida compose durante la prigionia: «È stata un'esperienza emozionante e triste, ma anche interessante» osservano Elisabetta Galli e Agnese Ferraro della PrimaH. E alla domanda se potrebbe succedere di nuovo rispondono amaramente «È possibile. Ci sono molte guerre, tanto odio».

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