Collegi, l’alternativa per evitare la beffa
Basta il buon senso per ricomporre il puzzle impazzito: invece di fare a fette la città, l’aggregazione su base provinciale
LIVORNO. La riforma elettorale in gestazione ha già una sfilza di spine sulle quali si esercitano tribù di studiosi e apprendisti stregoni fra preferenze, listini bloccati, primarie obbligatorie, soglie di sbarramento e premi di maggioranza. Resta a covare sotto la cenere il campo minato della mappa dei collegi: se finora non tiene banco nel gossip dei tg in prima serata è solo perché prima ci sono gli altri guai da risolvere.
È sconfortante che l'alternativa ci sia e sia a portata di mano: non importa andare a scomodare chissà quale alchimia fanta-istituzionale, basta semplicemente il più piatto buonsenso. Bisogna rispettare la geografia dei collegi decisi con il decreto legislativo n. 536 del 20 dicembre 1993 in applicazione del “Mattarellum”? Basta prendere il puzzle dei sei collegi dell'area Livorno-Pisa e, anziché metterli insieme a capocchia spaccando Livorno in due, riaggregarli su scala provinciale. Da un lato, il collegio di Pisa resta con quello di Cascina e gli si aggiunge il collegio di Pontedera (che arriva fino a Volterra). Dall'altro, il collegio di Livorno nord (più Colle) si ricompone con Livorno sud (più Rosignano) e agganciandosi al collegio di Piombino arriva fino all'Elba (con l'unica anomalia della presenza di Follonica, che sarebbe in provincia di Grosseto). Il peso demografico dei due collegi così ridisegnati è sostanzialmente identico a quello della stampalata ipotesi di partenza: che, dunque, non ha neppure questa ragion d'essere.
IL SILENZIO DELLA CITTÀ
Ancor più incredibile è il fatto che il mondo politico locale non muova foglia: finora, rispondendo alle domande dei cronisti del Tirreno, hanno tuonato contro il “Paterac- chium” il sindaco Alessandro Cosimi, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e il senatore Marco Filippi. Per il resto qualche post sui social network: incluso quello con cui Daniele Bettinetti, esponente di una delle cento anime renziane, ha chiesto – mettendo un post sulla bacheca di Yari De Filicaia, segretario cittadino Pd – di «riunire al più presto la direzione comunale, di cui sono anch'io membro, per discutere e decidere azioni immediate». Aggiungendo poi: «Sono certo che concorderai che sia importante cominciare a far sentire la nostra voce come Pd unito, al di là di fazioni o correnti». E ancora: questa mappa «è già nella bozza allegata alla proposta, bisogna agire prima che diventi qualcosa di più». Infine: «Se non fosse per un giornalista noi poveri mortali neanche ce ne saremmo accorti».
Il Pd del fiorentino Matteo Renzi ha sfoltito drasticamente gli emendamenti ma ha conservato, fra i tre ancora in pista, quello per riportare nelle mani del ministero dell’interno il ridisegno dei collegi: anche perché proprio dalla “sua” Toscana sono state arrivate al sindaco rottamatore fiorentino una sfilza di segnalazioni:Carrara separata da Massa finisce sotto Pistoia; Cortona va nel mazzo di Grosseto, che dista cento chilometri...
Sui social network rimbalza qualche isolata segnalazione. Ad esempio, il numero uno della federazione Pd Samuele Lippi, che pur prendendo un granchio nel negare l’esistenza della bozza (e magari battibeccando un po’ con Bettinetti), dice chiaro e tondo che si mette di traverso: «Posso da subito affermare , in maniera inequivocabile e netta, che noi chiederemo collegi che tengano di conto della attuale provincia di Livorno e che al limite metta insieme i 2 ex collegi 27 e 28. Non accetteremo mai che la città di Livorno sia divisa a metà». E poi: «Non accereteremmo nessuno spacchettamento della città». Perentorio e drastico, ma con tutti i verbi declinati al futuro: a suo giudizio, per ora non c’è nulla di cui ragionare («appena ci sono novità convocherò gli organismi»).
Può essere singolare un modo di far politica per cui per levarsi il pensiero bastano i 30 secondi di un post su Facebook: pensiero debole per appartenenze debolissime. Comunque, manca poco che non ci sia neanche quello.
SUSSURRI E FACEBOOK
Peccato che non abbiano avuto tempo di soffermarsi su questa vicenda i cento esponenti politici locali che sui social network ci regalano perle di saggezza e cartesiane analisi politiche su qualsiavoglia cosa. Il Pd è alle prese con i propri guai interni che, fra primarie, toto-sindaco e correnti, lo portano a tenere lo sguardo fisso sui propri mal di pancia. Il centrodestra forse sa che la legge elettorale è cosa di diretta competenza di Berlusconi e che la bozza, collegi inclusi, l’ha messa sul tavolo Francesco Paolo Sisto, l’uomo del Cavaliere: meglio starsene zitti. Il resto? Non pervenuto.
Anche la società civile non perde il sonno per questa vicenda: macché voglia di ribellarsi, figuriamoci l’intenzione di incalzare i politici o anche soltanto di dire la propria. Semmai, fa capolino – anche in alcuni commenti in calce alla notizia sul sito web del nostro giornale – il sordo rancore nei riguardi della classe dirigente cittadina, in particolare agli amministratori. Accusati di avere la colpa che Livorno non conta nulla e dunque chiunque passi possa dare una calcagnata anche gratis.
EX VICESINDACO CON IRONIA
Se ne trova traccia pure sulla pagina di Progetto per Livorno dell’ex vicesindaco Cristiano Toncelli: «Livorno è così “importante” – ironizza – in Toscana e in Italia che hanno fatto passare il confine del nuovo collegio in mezzo alla città». Risultato: ecco che la «terza città della Toscana» diventa «per metà un quartiere di Pisa e per l’altra metà uno di Piombino. Non si sono neppure accorti che esistiamo». Poi la stilettata con gli ultimi due sindaci: «I Medici (con la “m” maiuscola) ci hanno reso grandi e i medici (con la “m” minuscola) ci stanno riportando da dove eravamo partiti: Porto Pisano».
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