Gioco
A Collecoop il lavoro è per tutti, 15 disabili hanno un posto fisso
COLLESALVETTI. Quando a Collesalvetti si parla di solidarietà e di attenzione ai bisogni sociali, il pensiero corre subito alla sinergia tra la Fondazione Casa Cardinale Maffi e la Cooperativa...
COLLESALVETTI. Quando a Collesalvetti si parla di solidarietà e di attenzione ai bisogni sociali, il pensiero corre subito alla sinergia tra la Fondazione Casa Cardinale Maffi e la Cooperativa sociale Collecoop.
Un connubio tra due realtà del territorio, dove peraltro non mancano altri esempi di associazioni dedite al prossimo, nato già da alcuni anni, sulla scia del progetto “Percorsi per un Welfare municipale”. Un progetto che da subito ha visto in campo, con il ruolo di gruppo di gestione, la stessa Fondazione Maffi, il Comune di Colle e la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.
Nell’area colligiana il piano di lavoro è stato denominato, dalle tre istituzioni, “Un paese vuol dire non essere soli” e ha visto via via aderire numerosi partner, tra cui la Coop Axis, l’Enaip Toscana, la Coop Insieme, il Consorzio Polis e l’Azienda Usl 6 di Livorno.
L’obiettivo è realizzare un percorso formativo e di tirocinio di soggetti svantaggiati per l’inserimento nel mondo del lavoro. In questo quadro la cooperativa sociale, di tipo B, Collecoop ha visto la luce nel 2006 e i risultati sono incoraggianti a giudicare dai numeri:
«Siamo partiti – spiega il presidente di Collecoop Francesco Galluzzi – con l’assunzione di due ragazzi, che rientravano tra le categorie svantaggiate, oggi siamo già a 15 a tempo indeterminato. Tutti ragazzi e ragazze con problemi diversi, ma accomunati dal bisogno di uscire dalla marginalità e dall’isolamento, assumendo un ruolo che permetta loro di conquistare spazi di autonomia economica e sociale. La nostra cooperativa ha lavorato in questi anni fianco a fianco con il Sert di Cecina, l’Uepe di Livorno, il Collocamento Mirato della Bassa Val di Cecina e di Livorno, per dare ai nostri ragazzi risposte concrete».
Per definizione le cooperative di tipo B si trovano a svolgere un duplice ruolo: quello di impresa a tutti gli effetti e quello del recupero socio – educativo. «Ci sono tante persone – aggiunge Galluzzi – che, a causa di eventi avversi della vita, si sono trovate escluse dal mercato del lavoro, sempre meno attento a chi si trova in difficoltà: i percorsi di inserimento lavorativo hanno come fine ultimo quello di migliorare la loro qualità della vita, trasformandoli allo stesso tempo in risorsa e valore aggiunto per la comunità di riferimento».
Il lavoro, in cooperative di questo tipo, non consiste soltanto nell’acquisizione di tecniche o abilità, ma si basa su proposte che si rivolgono all’individuo nel suo complesso.
«L’intento è quello di creare una rete - afferma Maria Sol Dini della Fondazione Cardinal Maffi - intorno a queste persone, che veda la collaborazione fra più servizi ed associazioni, per individuare una risposta complessiva ai diversi bisogni manifestati». Il mese scorso, si è conclusa un’esperienza interessante promossa dalla Fondazione: una raccolta delle olive nelle aree verdi di due residenze per disabili, quelle di Cecina e Collesalvetti, per coinvolgere sia gli anziani sia le persone con disabilità in semplici attività agricole, sotto la guida degli esperti della cooperativa sociale.
«L’iniziativa è stata apprezzata – conclude Dini – tanto che sono emerse anche altre idee per lo sviluppo di nuovi percorsi educativo - riabilitativi. Abbiamo poi concordato di instaurare ulteriori collaborazioni con gli enti comunali, gli istituti scolastici e le associazioni di volontariato del territorio della Bassa Val di Cecina e di Collesalvetti, per favorire la promozione di una cultura legata al rispetto e alla valorizzazione dell’ambiente».
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