Gioco
Porti sotto la dittatura della grande finanza: dal mare arriverà la crisi bis
Al Lem di Livorno è stato presentato il libro di Sergio Bologna, il massimo studioso della portualità italiana: nel mirino gli effetti perversi del gigantismo navale e il rischio che esploda una crisi finanziaria
La crisi choc innescata dai mutui subprime e dal tonfo di Lehman Brothers rischia di fare il bis: ma stavolta non nascerà di là dall'Atlantico bensì fra le banche tedesche che sono espostissime nella corsa al gigantismo navale che sta innescando una sfilza di effetti perversi. A cominciare dall'aumento record dell'offerta di stiva che, da un lato, incrocia la riduzione dell'export e, dall'altro, fa scendere in picchiata i noli e dunque ricavi e redditività. Ad alzare il velo sul pericolo che esploda una nuova "bolla" speculativa finanziaria è il libro "Banche e crisi" firnato dal prof. Sergio Bologna, studioso tanto acuto quanto spietato nell'affondare i luoghi comuni: il lavoro è stato presentato a Livorno in una iniziativa organizzata dalla Compagnia Portuale che ha visto al Lem, insieme all'autore, il presidente dell'Authority labronica Giuliano Gallanti, il sindaco Alessandro Cosimi, il presidente nazionale di Confetra Nereo Marcucci, il segretario generale dell'Authority di Bari Mario Sommariva e il numero uno della Compagnia portuale, Enzo Raugei. Bologna indica un doppio segnale per far capire quant'è impazzita la situazione: la Bce ha messo sotto stretta osservazione le banche ad alta esposizione in questo campo e gli studi del settore rivalenao che la metà dei più importanti operatori al mondo hanno gravi difficoltà a reggere il peso dell'indebitamento.
Il gigantismo delle flotta sta portando con sé anche la moltiplicazione dei progetti di nuova infrastrutturazione dei porti: talmente grandi, faraonici e doppioni da aver raggiunto complessivamente nel nostro Paese - è stato detto - il doppio di quel che esiste attualmente. È un suicidio di risorse finanziarie e di risorse territoriali, hanno ripetuto i relatori. Anziché continuare a rincorrere il gigantismo navale, per Sergio Bologna c'è da mettere l'accento su due aspetti: 1) il coraggio politico di fissare un limite oltre il quale la comunità e le istituzioni dicono che il loro porto non è interessato a far entrare navi oltre tali dimensioni; 2) smetterla di guardare solo alle grandi direttrici di traffico sull'asse fra l'Estremo Oriente e l'Europa via Suez ma cominciare a guardare ai rapporti multipolari fra le varie sponde del Mediterraneo
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