Sicurezza
Il ricordo e l’orgoglio «Matilde e Frida non moriranno mai»
La Giornata della Memoria dedicata alle figure femminili Mosseri: «L’amore è il miglior antidoto contro il razzismo»
LIVORNO. «Matilde non morirà mai». Con queste parole Vittorio Mosseri, presidente della Comunità ebraica livornese, si è rivolto a Stella e Dario, i figli di Matilde Beniacar, sopravvissuta all’inferno di Auschwitz e di altri campi di sterminio nazisti, narrando la propria terribile vicenda in una intervista filmata che è stata proiettata ieri mattina durante l’incontro in Prefettura per il Giorno della Memoria.
«Matilde non morirà mai - ripete Mosseri - perché vi ha insegnato l’amore e il rispetto, il migliore antidoto contro il veleno del razzismo e dei suoi rigurgiti negazionisti».
Matilde Beniacar e Frida Misul, un’altra ebrea livornese sopravvissuta alla Shoah, sono state le protagoniste della Giornata della Memoria che, come ha sottolineato il prefetto Tiziana Costantino, quest’anno è stata dedicata alla donna, ricordandone le sofferenze subite a causa delle leggi razziali, ma anche le situazioni in cui troppe volte, storicamente e ancora oggi, le figure femminili sono vittime di violenze e discriminazione. Non poteva mancare un richiamo, da parte del prefetto, alla legge sul femminicidio, varata nel 2013, un anno segnato in Italia da un’ondata di omicidi di donne.
Sempre guardando alla Shoah, il pensiero va quindi a un brano di una celebre poesia di Primo Levi: «Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza per ricordare», ma pure al noto saggio di Hanna Arendt, “La banalità del male”, riferendosi alla figura di Adolf Eichmann, un grigio burocrate nazista, zelante organizzatore della “Soluzione finale della questione ebraica” voluta da Hitler.
L’incontro è stato intercalato da due esibizioni musicali: gli allievi della scuola media a indirizzo musicale “Borsi” hanno eseguito una sintesi dallo spettacolo “Quadratini in brodo”, liberamente ispirato al diario di Frida Misul e che sarà eseguito integralmente alla Goldonetta il 6 febbraio. L’Istituto musicale “Pietro Mascagni” ha invece partecipato con brani di Bruch, Engel, Bloch, Händel e Bottesini/Chopin (due brani sono stati cantati dal soprano Arianna Rondina).
Al termine sono stati consegnate a Ivo Cinci e a Pier Antonio Milianti (alla memoria) le medaglie d’onore conferite dal Capo dello Stato ai cittadini italiani deportati e internati.
Prima della cerimonia in prefettura si è tenuta un’altra iniziativa al cimitero ebraico, dove è stata depositata una corona di fiori per commemorare le vittime dell’olocausto.
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