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Dietro la riforma la trasformazione dell’Authority

Dietro la riforma la trasformazione dell’Authority

Nel menu della discussione sul doppio gigantismo delle navi (e dei progetti di nuove infrastrutture portuali) non poteva mancare come una sorta di colonna sonora il riferimento alla riforma portuale....

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Nel menu della discussione sul doppio gigantismo delle navi (e dei progetti di nuove infrastrutture portuali) non poteva mancare come una sorta di colonna sonora il riferimento alla riforma portuale. Anzi, alle due idee-guida di riforma: da un lato, quella del ministro Lupi e, dall’altra, quella in gestazione al Senato fra Filippi e Matteoli, che Nereo Marcucci (foto), presidente nazionale di Confetra, ha ribattezzato «choc termico» la prima e «pannicello caldo» la seconda. «Bisogna passare: 1) dalla regolazione dei nodi (i porti) alla regia delle reti (i flussi); 2) dall’hardware al software; 3) dal campanili all’Europa», dice Marcucci. Tradotto: c’è da far fare sistema a porti, interporti e ferrovie.

È Mario Sommariva, segreta- rio generale dell’Authority di Bari, a insistere su un altro aspetto: come si fa a uscire dalla moltiplicazione delle Autorità portuali che ha vanificato l’idea di una regia nazionale? Il primo acceleratore da premere è quello dell’aggregazione di Autorità portuali alzando l’asticella dei requisiti che in termini di dimensioni di traffici sono richiesti per farle sopravvivere («se non basta più 10 e serve 30, c’è una spinta ad aggregarsi»). L’altra questione è collegata ad essa e riguarda l’autonomia amministrativa e finanziaria: ma per avere senso – afferma – bisogna che vi sia una massa critica di una certa dimensione che consenta di poter puntare su numeri di bilancio che consentano gli investimenti. Il tutto dentro una doppia cornice: 1) «non si può totalmente snobbare il ruolo dei Comuni»; 2) bisogna star dentro «un quadro di riferimento nazionale».

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