Il Tirreno

Livorno

Con il suo merlot vola più in alto di tutti

Antonio Valentini
Con il suo merlot vola più in alto di tutti

Come enologa ha fatto collezione di premi importanti, poi si è tolta la soddisfazione di esibirsi con le Frecce Tricolori

5 MINUTI DI LETTURA





Se la definisci enologa emergente, ti corregge con la consueta finezza di modi e il sorriso che mai le manca. E ha ragione. In un Paese alternativamente gerontocratico rispetto al nostro, l'aggettivo che meglio si attaglierebbe al suo status professionale sarebbe "affermata", visto il curriculum che si porta appresso. Ma nell'Italia stritolata tra eserciti di giovani disoccupati e folle di lavoratori più matusalemmiche che europeizzanti, ci si è disabituati all'idea che l'affermazione sul lavoro si accompagni a un'anagrafe ancora gradevole da esibire. Ebbene Barbara Tamburini rappresenta la classica eccezione che conferma la regola: non ha neppure 40 anni e già vanta un'esperienza di 18 vendemmie. In aggiunta, un palmares che molti dei suoi colleghi sognerebbero a fine carriera. Della serie: bruciare le tappe si può, anche in un Paese lento e involuto come l'Italia. A spingerla nessuna tradizione familiare, neppure un vitigno nei paraggi della sua casa d'origine sulla montagna pistoiese a 850 metri di altitudine sul livello del mare, men che meno una vocazione maturata da piccola, quando avrebbe potuto immaginarsi di fare la chirurga, l'assistente di volo o l'ispettrice di polizia. E allora? «Allora ho frequentato il liceo scientifico e dopo l'esame di maturità decisi che il lavoro che volevo fare era stare all'aria aperta e a contatto con le persone. Per questo mi iscrissi alla facoltà di agraria dell'università di Pisa: corso in tecnologie alimentari con orientamento in viticoltura ed enologia». Tra un esame e una lezione, via libera agli stage nelle aziende per imparare come si vendemmia sul campo, nel senso cosa vuol dire giocarsi un anno di lavoro in un fazzoletto di giorni. Per l'appunto, quando ebbe in mano il suo primo titolo universitario, era tirocinante a Gualdo del Re a Suvereto. E Nico Rossi, allora come ora patron dell'azienda agricola, le comunicò il suo regalo di laurea: l'assunzione come enologa.

Perché se Barbara avesse dato retta ai geni dei propri cromosomi, anziché piantare i piedi a terra li avrebbe tenuti per aria, alimentando la passione che papà Lido coltiva da una vita: il volo sportivo. «Lui è un pilota per passione, ed è stato anche pilota acrobatico, pure campione italiano con il Cap 10. Già volai quando ero nella pancia di mamma. Ma la prima volta vera fu a otto mesi: alla cloche c'era naturalmente babbo». Ora sale spesso sugli aerei per gli spostamenti internazionali e intercontinentali, quando va oltre-confine (e oltre-Oceano) a presentare i suoi vini, e per tenere seminari sulla cultura, la storia e soprattutto la qualità del vino italiano. Ma che ci azzeccano merlot e sangiovese con gli altimetri e i derapaggi? Se si parla di Barbara Tamburini, c'entrano. Eccome, perché s'intrecciano con riconoscimenti e vendemmie, esperienze che si affinano e altre che maturano. Fu la nomination all'Oscar del vino Ais nel 2004 a portarla sulle Frecce Tricolori. «Quell'anno arrivarono molti riconoscimenti, soprattutto per I'Rennero, merlot in purezza prodotto a Gualdo del Re. Era un'annata 2001, ch. e appunto uscì nel 2004. Io non avevo neppure trent'anni e quel "mio" primo vino ottenne in contemporanea numerosi riconoscimenti: i Cinque grappoli Ais, i Tre bicchieri del Gambero Rosso, le Cinque bottiglie dell'Espresso...». Insomma a quell'epoca Barbara era davvero emergente. Dentro di sé custodiva un mix fatto di ottimismo, euforia professionale, una memoria genetica incancellabile. Per questo chiese di volare con i piloti-funamboli tra i più famosi a livello planetario. Le Frecce Tricolori, appunto: "L'Aeronautica Militare accolse la mia richiesta e volai per cinquanta minuti con il Comandante, sull'Mb339 Pony 1: quarta donna in Italia ad averlo fatto, quinta al mondo».

C'è modo e modo per volare sull'Mb339 Pony 1. Da punto a punto, ad esempio: l'aereo decolla, vola e atterra. L'enologa Tamburini ebbe invece l'opportunità di volarci come si deve, ovvero secondo un programma acrobatico in formazione. Comprensivo di "scampanata" che consiste nell'aereo che sale in verticale fino a raggiungere l'apice, si ferma per un istante e subito scende all'indietro per girarsi verso terra con un movimento che simula quello di una campana. Per poi passare alla figura del "looping", con il velivolo che segue una traiettoria circolare compiendo il "giro della morte". Tutto avvenne a Rivolto, in provincia di Udine, base della pattuglia acrobatica nazionale. E il pomeriggio, sopravvissuta («Naturalmente», precisa lei), l'enologa volante propose alla pattuglia acrobatica i "top wine" di dieci aziende che lei già curava in prima persona, con I'Rennero a etichetta speciale: la figura acrobatica della "bomba", con gli aerei che si aprono tipo un polpo che allarga simultaneamente i tentacoli e il solista che s'infila in mezzo a questo groviglio perfetto di ali, carlinghe, fusoliere e fumi tricolori.

«Vorrei leggere la dedica che ho scritto sull'etichetta di quel I'Rennero edizione speciale: "Acrobazia ed enologia, binomio di passione e di volontà. Oggi in volo nel cielo azzurro con le Frecce Tricolori e i miei grandi vini nel cuore"». Dedica centrata ed esaustiva, poiché il mestiere dell'enologo non può esaurirsi nella catalisi, nel provocare le reazioni chimiche. È un lavoro in cui serve l'anima, la passione che ti tiene incollato a terra anziché proiettarti in aria, con la competenza che controlla la produzione e il mercato, badando a che un vino sia sempre espressione di un determinato territorio e di questo trattenga suggestioni, sapori ed emozioni.

Barbara Tamburini c'è riuscita senza tanti complimenti. E ora che segue una quindicina di aziende tra Toscana, Umbria e Lombardia, i riconoscimenti non li conta più: «Certo, la targa che mi hanno consegnato in Senato è la più prestigiosa. Ma in particolare tengo al Premio Veronelli, che mi fu assegnato nel 2007. Venne a mancare proprio il giorno in cui andavo a conoscerlo. Fu davvero un personaggio, una figura fondamentale per la cultura e la critica enologica nazionale. Dei premi ricevuti mi colpiscono le motivazioni. Del "Veronelli" fu questa: "Barbara Tamburini miglior winemaker categoria emergente per la sensibilità e l'impegno con cui ha saputo trovare la chiave di interpretazione più riuscita per i vini di classe, capaci di rispondere senza eccessi, con elegante sobrietà, alle esigenze del consumatore moderno"». Tanta roba, si direbbe nel moderno gergo toscano. Ma risponda a una semplice curiosità, ormai affermata enologa Barbara: che vino dovrebbe offrirle un uomo intenzionato a catturare la sua attenzione? «Decisamente bollicine, Franciacorta o Champagne». Magari su un piccolo aereo, viene da aggiungere: non si sa mai, qualche intraprendente sceneggiatore potrebbe ricavarci la trama per un film su un'irripetibile storia vera.

@amvalentini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web