Gioco
Quello spettro dell’ex concessionaria Fiat
Uno spettro si aggira a Livorno. Anzi, molti. E fra i molti spettri che si aggirano in città, c'è anche quello della Fiat di viale Petrarca. Non dico gli scheletri dei palazzi che gli sono sorti accanto e che restano in attesa di essere finiti. Dico proprio il palazzo della Fiat. Al tempo in cui andavo con i miei genitori in pellegrinaggio per comprare la macchina.
Quella macchina che, nei nostri desideri, sarebbe dovuta durare dieci anni come la cinquecento che stavamo per dismettere, sembrava, più che una concessionaria, una specie di palazzo governativo o un grande Ente parastatale. Uno di quei formicai impiegatizi che ci facevano tanto ridere nei film di Fantozzi.
A quel tempo, del resto, cambiare una macchina era una cosa più semplice ma, allo stesso tempo, infinitamente più lunga. Più semplice perché tanto sceglievi quasi di sicuro una Fiat, ed era solo il modello a identificarti con la classe sociale d'appartenenza.
Più difficile perché si trattava di una scelta così importante da coinvolgere tutta la famiglia riunita: c'era da decidere il colore (le donne avevano sempre da disquisire sul fatto che un determinato tono tenesse o meno lo sporco), gli interni in ogni minimo dettaglio e quelle “dotazioni” (significa “optional”, per chi nel frattempo avesse imparato a parlare solo finto inglese) che allora non erano ancora tutte comprese nel prezzo.
Le macchine si cambiano ancora, lo si fa più spesso anzi, ma non ci si va più tutti insieme, babbo mamma e bimbi, un giorno sì un giorno no, per un mese.
Ma tornando allo spettro della ex Fiat, in quelli che furono i saloni espositivi, ci sono oggi due supermercati che mi ricordano certi grandi negozi che ho visto in Germania Est, quando la Germania Est esisteva ancora: cinquecento metri quadrati per esporre un unico modello di televisore.
Mi si dice che dipende da certi veti incrociati, da beghe concorrenziali della grande distribuzione. Non so nulla di queste cose, so solo che quel palazzo vuoto ospita due supermercati semideserti, che in effetti sembrano fatti apposta per i non-abitanti dei non-palazzi che sorgono lì accanto.
E ancora una volta, oltre i motivi specifici di ciascuno di questi fallimenti, salta agli occhi l'immagine di una città in dismissione. Quella parte di viale Petrarca, come tante altre vie del centro tappezzate di "Vendesi" e "Affitasi", ci ricorda dunque di questo spettro che si aggira per Livorno.
Quale sia non lo so, ma è chiaro che è tempo di esorcismi.
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