Il Tirreno

Livorno

Nuovi collegi, la mappa delle beffe

di Mauro Zucchelli
Nuovi collegi, la mappa delle beffe

Il senatore Filippi: che assurdità, le aree devono essere omogenee. Il sindaco Cosimi: suddivisione cervellotica

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LIVORNO. La nuova mappa dei collegi elettorali plurinominali è talmente scombiccherata che sembra figlia di nessuno: del resto, non è necessario esser premi Nobel per capire che nessuna città potrebbe accettare di essere tagliata in due per essere aggregata a bacini elettorali che hanno altrove il loro baricentro demografico (e dunque politico). È il caso di Livorno, come – in un silenzio assordante – ha denunciato il nostro giornale nell'edizione di ieri.

Adesso alza la voce il sindaco Alessandro Cosimi, come diciamo in pagina nazionale: «La suddivisione dei seggi è cervellotica e fuori dal mondo». Per rincarare poi: «A chi diamo noi per essere così maltrattati?». Il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, a caldo, aveva detto che «se queste ipotesi venissero confermate, sarebbe un durissimo attacco a Livorno».

La riforma è in discussione alla Camera, ma il senatore Marco Filippi ha qualcosa da dire al riguardo? «È chiaro che nella definizione dei collegi – risponde il parlamentare Pd– dev’essere rispettato il criterio dell’omogeneità. Non è concepibile che un capoluogo di taglia medio-grande come Livorno sia smembrato in due. Non è proprio sostenibile dal punto di vista razionale».

Filippi segnala che non vuol affatto alimentare «contrapposizioni inutili» con Pisa o Piombino ma – avverte – «resta il fatto che simili ipotesi indeboliscano la capacità di un sistema economico-territoriale di essere giustamente e adeguatamente rappresentato».

Vale la pena di ricordare che nella bozza allegata al testo della riforma elettorale, l’idea di tagliare in due metà Livorno vale sia alla Camera che al Senato: un caso pressoché unico in Italia. Figurarsi che nella sfida per Montecitorio la metà nord di Livorno (l'ex collegio 27) finirebbe con Collesalvetti sotto l'ala di quello di Pisa che, rafforzato da quello di Cascina, risulta ben più robusto come numero di cittadini elettori. La metà sud (le circoscrizioni 3, 4 e 5) sarebbe invece insieme a Rosignano accorpato a quello di Piombino (Elba inclusa) e a quello di Pontedera (che comprende tutta la provincia di Pisa da Fauglia a Volterra fino a lambire la Maremma senese e quella grossetana).

Non parliamo poi del Senato: Livorno nord finisce per essere messo nel seggio in cui la fanno da padroni Lucca-Viareggio (che via Garfagnana arriva fino al confine con l’Emilia) e Pisa-Cascina (che nel Valdarno si inoltra a est fino a Santa Croce). Livorno sud è ancor più annacquato: immaginatevi che il perimetro territoriale, stando alla bozza allegata alla riforma elettorale, partirà da viale Mameli, toccherà non solo Volterra ma anche Poggibonsi e abbraccerà tutta la Maremma toscana fino ai confini con il Lazio, Capalbio inclusa.

«Io – aggiunge Filippi – sono per la mescolanza: forse se ci fossimo attardati meno a costruire un rapporto vero con Piombino e con Pisa, avremmo fatto più strada. Ma i collegi elettorali non possono essere un frullato di pezzetti di territori disomogenei».

Probabilmente tutto deriva dal fatto che è stato il Parlamento ad avocare a sé una competenza che finora era stata del ministero dell’interno. Invece stavolta no: così come per il no alle preferenze, anche in questo campo c’è un diktat di Berlusconi che vuol discutere a tu per tu con Renzi il ritaglio dei collegi elettorali. Anche perché è chiaro che, a seconda di come si creano le aggregazioni, si può annacquare il predominio locale di questo o quel partito mettendolo insieme a territori di segno politico opposto. Non solo: men che mai i forzisti vogliono lasciare le chiavi in mano al ministero di Alfano. «E perché no?», dice Filippi: «È una competenza da sempre del ministero dell’interno, che ragione, non è singolare tutta questa voglia di togliergliela?».

È vero che sulla riforma elettorale pesano incognite ancor più pesanti, ma il tam tam che s’alza dai territori dice che questo potrebbe essere lo scoglio sul quale rischia di schiantarsi tutto. Non è forse vero che per metter mano alla nuova articolazione della mappa dei tribunali ci sono voluti anni e anni?

Fatto sta che il mondo politico locale – pronto, come ogni cronista sa, a scrivere mail su qualsiasi mosca in volo – sembra curiosamente distratto se non muto rispetto a questa nuova mappa dei collegi elettorali che riduce ulteriormente la già scarsa capacità di Livorno di far sentire la voce al di là dei confini municipali.

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