Gioco
Casalinghe, entro il 31 il balzello anti-infortuni
È una assicurazione obbligatoria ma nessuno la conosce (e pochi la pagano) Ma è difficile rientrare fra i casi da risarcire e gli importi sono bassi
LIVORNO. Con la casalinga in posa da spadaccina ma con il piumino anti-polvere, l'Inail mette in pista lo spot della campagna pubblicitaria per ricordare alle casalinghe (e ai casalinghi!) l'obbligo di pagare l'assicurazione contro gli infortuni in ambito domestico: è una legge che risale a quindici anni fa (è la 493/99) ma, anziché diventare il caposaldo di una nuova valorizzazione del lavoro nascosto di tante donne che mandano avanti la casa, è stato percepito come una sorta di balzello extra. Colpa del fatto che è sì limitato a una dozzina di euro all'anno (12,91 per l'esattezza) ma in realtà i criteri per vedersi riconosciuta una indennità sono talmente forti e stringenti che alla fin fine solo pochissimi casi di infortuni domestici finiscono per dare diritto a un mensile (di entità invero modesta).
Indipendentemente dal giudizio che se ne dà, a dire il vero sono pochissime le persone che conoscono questa opportunità e praticamente nessuna di esse ricorda che scade il 31 gennaio il termine per il pagamento annuale. Attenzione, la quota da pagare non può essere né rateizzata in più volte né frazionata nel caso di una copertura richiesta solo per un periodo dell’anno. L’importo è quello e vale per un anno.
Partiamo però dai requisiti. L'identikit della «casalinga/o tipo da assicurare» sono messi nero su bianco dall'Inail, che non perde occasione per ripetere che si tratta di una assicurazione obbligatoria. E siccome parliamo di milioni e milioni di casalinghe, basta che una quota minima di esse decida di pagare ed ecco che salta fuori un pacchetto di qualche decina di milioni di euro da gestire.
I requisiti-base, dicevamo. Eccoli: 1) avere «un'età compresa tra i 18 e i 65 anni compiuti»; 2) svolgere una attività dedicata alla cura dei componenti della famiglia e dell’ambiente in cui la famiglia vive; 3) non essere «legato da vincoli di subordinazione», cioè una cosa è fare la colf e una cosa è essere casalinga; 4) prestare lavoro domestico «in modo abituale ed esclusivo», cioè non essere occupata in altre attività che comportano l’obbligo di iscrizione a qualche altro ente o soggetto previdenziale.
Ci sono anche categorie “assicurabili” magari solo per un periodo: è il caso, ad esempio, dei lavoratori in cassa integrazione, in mobilità o a tempo determinato, i pensionati sotto i 65 anni. Basta che non stiano svolgendo un lavoro retribuito.
L’assicurazione contro gli infortuni in ambito domestico, però, non sempre bisogna pagarsela. Si è esentati dal versamento se sussistono tutte e due queste condizioni: 1) la diretta interessata ha un reddito personale complessivo lordo fino a 4.648,11 euro annui; 2) fa parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non supera i 9.296,22 euro annui.
La copertura assicurativa antiinfortunistica vale però non per tutte le attività della persona interessata bensì solo per quel che fa nel proprio impegno domestico, dunque in casa (ma anche giardino o scale). Sono incluse anche le piccole manutenzioni dell’abitazione e la cura degli animali (ma solo quelli domestici).
Non dànno diritto a risarcimento: 1) gli infortuni che presentino una invalidità solo temporanea; 2) quelli con invalidità permanente inferiore al 27% (prima del 2007 era il 33%); 3) quelli accaduti all’estero; 4) quelli relativi a attività estranee al lavoro domestico.
Come detto, per avere diritto all’indennizzo è indispensabile che l’invalidità permanente risulti almeno del 27%. Ma stiamo parlando di cifre decisamente basse: se si è inabili al 27% (il minimo, insomma), la rendita non arriva ai 190 euro al mese. E anche in caso di inabilità al 100% l’importo non è da favola: resta al di sotto dei 1.300 euro al mese.
C’è però unaltro aspetto che viene messo in rilievo nelle critiche che saltano fuori dai blog che si occupano dei diritti delle donne, e in particolare delle casalinghe (beninteso, l’attività di cura domestica può essere anche svolta da uomini). La critica numero uno sta nel fatto che i criteri per calcolare le percentuali di invalidità sono troppo severi e di fatto finiscono per rendere assai difficile l’accesso al risarcimento anche minimo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
