Il Tirreno

Livorno

Ospedale, Fials minaccia lo sciopero

di Giorgio Carlini
Ospedale, Fials minaccia lo sciopero

Il sindacato autonomo ai ferri corti con l’Asl: «Meno posti letto e servizi depotenziati: così la sanità pubblica muore»

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LIVORNO. «L’Azienda metta da parte gli atteggiamenti arroganti e ripristini i rapporti con il sindacato, altrimenti proclameremo stato d’agitazione e sciopero». Parola di Massimo Ferrucci, segretario provinciale Fials (Federazione italiana autonoma lavoratori sanitari, riunisce la maggior parte degli iscritti nel settore).

Nel corso di una conferenza stampa, i vertici del sindacato elencano i motivi per i quali sono da tempo ai ferri corti con la Asl 6. Motivi che si possono sintetizzare in due punti: mancato rispetto dei diritti di chi lavora in ospedale e ridimensionamento dei servizi. «Due elementi - sottolinea Ferrucci - che finiscono per pesare sulle spalle di tutta l’utenza».

Il primo dato significativo è il numero dei posti letto: «Nel reparto di medicina - spiega Daniela Boem (Fials) - da 160 sono passati a 112; 16 sono stati trasferiti al pronto soccorso. Capita spesso che i posti non siano sufficienti a ospitare tutti i pazienti. Così, nei giorni di grande affluenza, si finisce per far sostare le barelle nei corridoi, oppure si spostano alcuni pazienti in altri reparti, come chirurgia o ortopedia, con tutti i disagi che ne conseguono».

Per tamponare l’emergenza, la direzione ha previsto che una stanza al pronto soccorso, nata per ospitare i macchinari per le tac, possa accogliere due posti letto. «Il problema - dicono gli esponenti Fials - è che quella stanza non è adatta a ricevere i pazienti: mancano finestre e campanelli, e per il personale medico è difficile prestare le dovute attenzioni a chi è là dentro». «La spiegazione dell’Azienda - tuona Ferrucci - è che quella stanza è usata per i pazienti agonizzanti o per quelli piantonati dalle forze dell’ordine. Ci chiediamo che fine abbia fatto la dignità del malato».

Altro reparto, stessi disagi: «Al dipartimento materno-infantile - ricorda Boem - il nido è al primo piano con sala parto e maternità, ma i locali di degenza della patologia neonatale sono al secondo. Ciò complica non poco il lavoro delle infermiere: in caso di emergenza sono costrette a spostarsi dall’una o dall’altra parte».

E ancora: «Il Centro unico di prenotazione è criticato dagli utenti. Ma la colpa non è di chi ci lavora: basti pensare che un infermiere, in media, effettua un prelievo ogni tre minuti. I problemi, piuttosto, sono organizzativi».

Non manca una considerazione “economica”: «Si fanno tagli sul personale - fa presente il segretario provinciale Fials - si fanno pagare i ticket ai cittadini, ma l’Azienda mantiene i suoi sprechi. Penso alla Società della salute, che continua a avere finanziamenti nonostante il destino segnato, o ai progetti rimasti in piedi dalla gestione precedente. Un esempio? Alla Bocconi è stato affidato uno studio pagato 120 mila euro per un progetto rivolti ai dirigenti...».

Infine, su personale e rapporti sindacali: «Se c’è una continuità nella sanità - afferma Ferrucci con amara ironia - è nell’atteggiamento della dirigenza nei nostri confronti: le relazioni stanno a zero. L’Accordo del 2012 - aggiunge - non è stato rispettato. I nostri tentativi di dialogo sono stati liquidati con secchi “no”. Le assunzioni in atto sono relative al 2013, quindi in ritardo rispetto a quanto programmato». «E nell’anno passato - interviene Boem - il personale ha sfruttato meno del 50% dei giorni di ferie a disposizione».

«Così - concludono i responsabili Fials - non si può più andare avanti. A breve faremo un’assemblea provinciale. Se nel frattempo l’Azienda non ripristinerà i rapporti sindacali, avrà il via una stagione di lotta: passeremo alle interpellanze parlamentari, fino allo stato di agitazione e agli scioperi».

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