Il Tirreno

Livorno

Fusti tossici, via al processo senza Comune e Provincia

di Federico Lazzotti
Fusti tossici, via al processo senza Comune e Provincia

I due Enti hanno deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento penale In aula non c’erano nemmeno i tre indagati accusati del disastro ambientale

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LIVORNO. Il Comune e la Provincia di Livorno si chiamano fuori - almeno per il momento - dal processo sul presunto disastro ambientale legato ai 198 bidoni tossici (71 dei quali mai recuperati), dispersi al largo dell’isola di Gorgona la notte del 17 dicembre 2011 dopo essere caduti dal ponte dell’Eurocargo Venezia, della compagnia Grimaldi, partito da Catania il giorno prima e diretto a Genova.

È questa l’assenza - non la sola per la verità - che fa più rumore nel giorno in cui davanti al giudice Gioacchino Trovato si è aperta la causa per cercare di ricostruire l’incidente e verificare le responsabilità dei tre indagati che ieri hanno preferito, pure loro, disertare l’aula al primo piano del tribunale di Livorno.

La decisione dei due Enti pubblici stupisce soprattutto perché durante le indagini preliminari, sia il Comune che la Provincia, erano stati individuati dalla Procura come parti offese, quindi danneggiate, e per questo invitate a presentarsi in aula.

«I reati contestati agli indagati - spiega Federigo Barbensi, legale della Provincia - non riguardano nostre competenze specifiche. Per casi simili - va avanti - ci sono sentenze della Cassazione molto pericolose nei confronti degli Enti pubblici. Il paradosso a cui rischiavamo di andare incontro era di essere condannati, in caso di assoluzione, al pagamento delle spese processuali. È su queste basi che la giunta ha deliberato, almeno per il momento, di restare fuori dal processo nel quale comunque possiamo ancora entrare alla prima udienza del dibattimento».

La decisione del Comune, invece, cerca di chiarirla nell’intervista accanto l’assessore all’Ambiente Massimo Gulì. «Una scelta tecnica e non politica - è la sintesi - in ogni caso il Ministero si è costituito e in caso di risarcimento ci è stato garantito che quei soldi saranno trasferiti al territorio che ha subito il danno».

Oltre al ministero dell’Ambiente attraverso l’avvocatura di Stato, hanno fatto richiesta di partecipare al processo anche la Regione Toscana, l’Ampana (associazione nazionale protezione animali, natura e Ambiente), il Wwf, l’associazione Ecomondo e sei cittadini riconducibili a Vertenza Livorno.

«Gli avvocati difensori e il pubblico ministero - ha spiegato il giudice - avranno tempo fino a quindici giorni prima della prossima udienza (fissata per il 14 marzo ndr) per depositare osservazioni e note scritte per quello che concerne le parti che hanno fatto richiesta di costituirsi parte civile».

Al centro dell’inchiesta condotta del pubblico ministero Luca Masini c’è il nome del comandante della Eurocargo Venezia, Pietro Colotto, 63 anni.

Secondo l’accusa la sua colpa sarebbe stata quella di non aver cercato riparo dalla burrasca forza 9 che quella notte spazzava il Mar Tirreno con onde alte fino a 10 metri e raffiche di vento di libeccio che toccarono i 120 chilometri orari. Al contrario - si legge nel capo d’imputazione - decise di proseguire la navigazione verso la Liguria fino ad effettuare «una repentina accostata per evitare la collisione con un’altra nave», la Cragside. Innescando così «un’inclinazione impressionante» della nave e la conseguente perdita dei rimorchi sui quali erano sistemati i bidoni tossici dentro ai quali c’erano veleni come ossidi di nichel e molibdeno esausto.

Oltre al comandante sono indagati anche Salvatore Morello 47 anni, residente in provincia di Siracusa, responsabile del magazzino e delle spedizioni della società Isab srl, produttrice del rifiuto, e Mario Saccà, 55, di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, quale spedizioniere della merce-rifiuto e legale rappresentante ed amministratore della Autotrasporti Fratelli Saccà.

«Stiamo valutando la possibilità di scegliere un rito alternativo», spiega il legale dello spedizioniere. Per i tre capi d'imputazione gli indagati rischiano fino a 5 anni di reclusione. Ma quello che preoccupa di più, soprattutto la società armatrice, è l’eventuale risarcimento danni in sede civile. Anche perché la Grimaldi ha già investito 6 milioni di euro per la campagna di recupero dei 198 bidoni finita in un mezzo flop.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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