Il Tirreno

Livorno

Toto-sindaco, in campo Ruggeri «Sono disponibile, primarie ok»

di Mauro Zucchelli
Toto-sindaco, in campo Ruggeri «Sono disponibile, primarie ok»

Il capogruppo in Regione: non ho avuto pressioni dall’alto, semmai me l’hanno chiesto dal basso «Vengo dalla politica ma premerò l’acceleratore nel processo di apertura alle competenze»

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LIVORNO. Prima che il toto-sindaco diventasse di finire su “Scherzi a parte” dopo una sfilza di rifiuti, in extremis il Pd tira fuori dal cappello il nome di Marco Ruggeri, capogruppo Pd in Regione. Non sembra l'ennesimo cognome da buttare nel tritacarne delle candidature, a meno di non immaginare che il virus dell'autolesionismo si sia definitivamente impadronito dello stato maggiore dei democrat. Anche perché a questo punto Ruggeri mette nero su bianco la «mia disponibilità a candidarmi alle primarie per il sindaco di Livorno». E, detto per inciso, il suo sì arriva dopo aver parlato non solo con il numero uno del Pd cittadino ma anche con il leader regionale.

Non è una novità assoluta, l'idea di far correre Ruggeri: ma finora anche lui era stato fra quelli che avevano opposto il “gran rifiuto”. Come la giornalista Concita De Gregorio. Come il costituzionalista Emanuele Rossi. Come l'avvocato Giuseppe Angella. Come l'assessore regionale Gianfranco Simoncini. Come il prof scienziato Paolo Dario.

Nel messaggio, apparentemente misurato e fin troppo british, c'è scritto forse più di quel che vi si legga a prima vista.

Prima cosa: chi l'ha spinto. C'è sì il riferimento al colloquio di ieri mattina con i vertici locali e regionali del partito, ma Ruggeri nega di aver ricevuto una proposta che non poteva rifiutare. Magari da Renzi o dai suoi plenipotenziari («smentisco qualunque pressione»). E fa di tutto per accreditare («con orgoglio») lo scenario opposto: a spingerlo sul ring – dice – non è stata una telefonata dall'alto bensì «le molte richieste dal basso di mettermi a disposizione della mia città».

Secondo aspetto: ben vengano le primarie. La disponibilità a candidarsi vale «qualora venga ritenuta utile per superare la situazione che si è venuta a creare» ed è per le primarie (senza specificare se di partito o di coalizione), prima ancora che per le elezioni comunali. Ma se l'arrivo di Ruggeri non sembra cercare la legittimazione politica nell’ “obbe- dienza” a input o diktat di Renzi e dintorni, è come se puntasse a trovarlo nella prova del fuoco delle primarie. Dunque, senza l’immancabile ragnatela di accordi e accordicchi.

Terzo elemento: pedigree di partito o società civile. Inutile dire, uno che è stato segretario della federazione ed è capogruppo in consiglio regionale, ben difficilmente può rappresentare quella volontà di andare a pescare fuori dai recinti di partito che era saltata fuori da candidature come Dario o Angella. Troppo “chiusa” dentro le logiche di partito la candidatura di Ruggeri rispetto al valore di rottura che avrebbe avuto gli esterni all’apparato politico? Ma, che valga o no come una strizzata d’occhio alle istanze dei filo-Renzi e dell’area Bolognesi, nella e-mail di Ruggeri c'è un richiamo che punta a mettersi su questa lunghezza d'onda: «Sono stato un convinto sostenitore dei tentativi del Pd di aprire il più possibile porte e finestre alle competenze che nella città ci sono, ho vissuto con dispiacere i rifiuti di personalità che rendono i livornesi ogni giorno fieri di averle». Ma, giunti «a questo punto», la politica deve «metterci la faccia»: però «non per interrompere» bensì, al contrario, «per rilanciare questo processo che coraggiosamente il Pd aveva provato ad aprire, e soprattutto per iniziare questa nuova stagione che ci attende». A distanza di dieci anni dai sussulti del trapasso fra Lamberti e Cosimi (di cui Ruggeri fu uno dei protagonisti), siamo a una ulteriore sterzata in nome di un nuovo “nuovo stile di governo”?

L’ultimo capoverso è nel segno delle ragioni di questo farsi avanti quasi in zona Cesarini («non mi sono mai fatto da parte di fronte ai problemi e non sarei stato sereno con me stesso se non avessi dato questa disponibilità»).

Resta da capire cosa accadrà adesso su un doppio fronte.

Da un lato, quello interno: finora, dinieghi a parte, è rimasto in lizza il nome di Luca Bussotti, lo confermerà? Dal versante filo-Bolognesi che aveva scompaginato le carte alla maggioranza del Pd livornese riuscendo a mettere in pista il nome di Paolo Dario, adesso salirà sul ring qualcun altro?

Dall’altro, quello della coalizione: nelle complesse alchimie del centrosinistra, in uscita dal doppio mandato Cosimi con i vendoliani di Sel e l’Idv all’opposizione, cosa significherà il nome di Ruggeri? Soprattutto di fronte al magmatico muoversi dell’area a sinistra del Pd, che potrebbe aggregare le proprie forze così come, all’opposto, restare spezzettata fra grillini (dissidenti e non), Cannito, falce e martello post-comunista (Rifondazione e dintorni) più la nuova galassia in divenire di Buongiorno Livorno.

Chissà, forse è questo l’ultimo treno possibile per la “perestrojka” che dovrebbe riformare dall’interno la classe dirigente del centrosinistra. Ci aveva provato anni fa (o secoli?) con la “collaborazione conflittuale” quel Lorenzo Mannelli, segretario regionale della Margherita e presidente dell’assemblea di Palazzo civico: non ce l’ha fatta e ora è a Bruxelles fra i più stretti collaboratori del presidente dell’EuroParlamento Martin Schulz come legal advisor. È un paragone che Ruggeri detesta: lui che ci ha riprovato qualche anno più tardi con i “giovanissimi turchi” livornesi, salvo poi finire a Firenze. Avrebbe potuto farne un limbo dorato, l’ha trasformato in una seconda ascesa politica, stavolta lontano dalle beghe della federazione.

In una città che abbia un minimo di orizzonte, per la prima volta Livorno poteva contare su un assessore regionale (Simoncini) e su un capogruppo (Ruggeri). Con l’ipotesi non remota di veder consolidare la posizione di Ruggeri al prossimo giro, visto che nel “manuale Cencelli” in edizione fiorentina un capogruppo vale un assessorato.

L’ultima pensata potrebbe essere l’invenzione di primarie-mattanza con una sparpagliata di candidature giusto per lasciar tutti almeno con una gomma bucata. Ma allora non bisognerebbe più cercare un candidato, ma uno psichiatra. Magari bravo.

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