Il Tirreno

Livorno

L’operaio fra fabbrica e Palazzo che diventò segretario a 30 anni

L’operaio fra fabbrica e Palazzo che diventò segretario a 30 anni

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LIVORNO. Per Marco Ruggeri si potrebbe scomodare la fulminante battuta che Pajetta aveva riservato e Berlinguer: «Si iscrisse giovanissimo alla direzione del partito». Classe 1974, non ha nemmeno trent'anni quando diventa segretario Ds di una federazione-simbolo come quella livornese, rimpiattando la bandiera-mito del '21 di fronte alle richieste della nomenklatura che se la vuol portare a Roma per metterla al museo. Nel più bulgaro dei plebisciti lo eleggono con 161 sì, un astenuto e un no: e lui, il segretario ragazzino, inizia ringraziando «prima di tutti il compagno che ha detto no».

Battutina furba? Forse. Certo, hanno fatto male i conti i vecchi capi-clan del partito se avevano pensato di metter lì un “bimbo” per dettargli la lezioncina. Se ne accorge il sindaco Ds Lamberti quando nel 2006 vede sbarrata proprio da Ruggeri l'ascesa verso il seggio in Parlamento (che andrà a Filippi) con un colloquio riservatissimo a tu per tu con Chiti. Della serie: o io o lui.

Anche per Ruggeri non sono tutte rose e fiori. A cominciare dal fatto che, peccato irredimibile, sul certificato di nascita c'è scritto che è nato a Pisa (abita però a Vicarello e l'inizio della carriera politica l'ha fatto a Collesalvetti). Qualcosa del genere era capitato con Alì Nannipieri, che però era venuto al mondo non proprio a Pisa città bensì a Bagni di San Giuliano.

Fuor di scherzo, la bella sberla di ritorno Ruggeri se l'è presa quando è entrato in lizza alle elezioni regionali: sotto l'albero di Natale delle primarie 2009, nella sfida per la posizione di capolista, viene beffato dal piombinese Tortolini che pure conta su una federazione grande la metà di quella labronica. Lo schiaffo deriva dall'incredibile afflusso record di voti a San Vincenzo e dal sostegno troppo flebile arrivato da Livorno.

Del resto, anche alle elezioni del consiglio comunale 2009 in qualche quartiere si “dimenticano” di sponsorizzarne le preferenze ed ecco che nel conteggio finale il totale personale è ottimo sì (777 voti) ma per nulla strepitoso.

Niente a paragone della bastonata che prende di rinterzo quando, nella bagarre fra renziani e anti-renziani, il gruppo consiliare regionale impallina Renzi nel voto che doveva spedirlo a eleggere il presidente della Repubblica. L'esclusione del sindaco rottamatore diventa un caso nazionale. La patata bollente scotterà parecchio qualcuno e c'è solo da decidere chi: o il governatore Enrico Rossi (che già scambia punzecchiature con Renzi un giorno sì e l'altro pure) o il capogruppo Marco Ruggeri (che pure era a un passo da diventare il numero uno del Pd regionale).

È Ruggeri a fare un passo indietro: nello spirito d’un dirigente Pci, proprio lui che è stato il primo segretario Ds a non avere avuto in tasca la tessera con la falce & martello. Del ersto, aveva appena finito la scuola media quando Occhetto alla Bolognina ha tirato giù la saracinesca del Partito comunista più forte dell’Occidente. La scelta pro-Cuperlo nasce giusto dall’idea di difendere le radici di quella storia lì, anche a costo di sapersi sconfitti.

Viene da quella scuola che è la fabbrica: alle spalle ha il diploma di perito chimico all’Iti e un po’ di esami universitari a chimica industriale. Mestiere? Operaio turnista alla raffineria Eni: e la tuta è bianca più che blu. Con la caparbia determinazione di voler continuare a lavorare anche negli anni in cui è leader Ds e dunque le riunioni di partito bisogna farle quando non è di turno. Un bel salto rispetto a quando la federazione Pci aveva tanti funzionari stipendiati quanto una piccola fabbrica, e mica stiamo parlando di secoli prima.

A Livorno, come in altre città operaie, la fabbrica è stata una scuola di quadri e amministratori: con ascesa soprattutto passando dalle responsabilità in campo sindacale (Cgil). È un filo rosso che collega Umberto Niccoletti (Spica), l’assessore che inventò Effetto Venezia, a Giancarlo Corolini (prima operaio e poi tecnico al Cantiere), Sergio Mascagni (anche lui Cantiere) a Alfio Baldi (Eni). Fino all’uomo-simbolo di questa modalità di costruzione della classe dirigente – il sindaco Bino Raugi, scaldachiodi e poi impiegato al Cantiere – che ha pochi eguali in altre città.(m.z.)

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di Redazione web