Il Tirreno

Livorno

Retata anti droga: presi in 29

di Lara Loreti
Retata anti droga: presi in 29

Maxi traffico di eroina e cocaina dalla Colombia: ai domiciliari anche un barista

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Gli albanesi facevano i capi, i livornesi e qualche tunisino le braccia operative. Spaccio al minuto, per strada, in casa e su appuntamento, in ogni parte della città. Centinaia di episodi e un mercato fiorente di cocaina, eroina e marijuana che negli anni ha visto protagonista da un lato bande di spacciatori, dall’altro consumatori di tutte le età e le posizioni sociali. Droga proveniente dalla Colombia e dall’Albania, smerciata in città e in provincia, soprattutto a Rosignano. L’operazione anti droga della squadra mobile si chiama “Silenzio” perché l’obiettivo degli investigatori era quello di mettere a tacere una fetta importante del traffico di droga cittadino. E in parte ci sono riusciti. Le ordinanze di custodia cautelare sono 29: nove persone sono finite in carcere, sette sono agli arresti domiciliari (tra questi c'è un uomo ancora ricercato); sono invece 13 coloro che hanno l’obbligo di firma. Sono state fatte anche dieci ulteriori perquisizioni nelle abitazioni di altrettanti indagati. In tutto sono 39. Duecento gli uomini impiegati, guidati dalla sezione Antidroga della mobile, capitanata dal dirigente Marco Staffa. I risultati della maxiretata sono stati illustrati ieri mattina in una conferenza stampa a cui, oltre agli agenti della questura, ha preso parte anche il procuratore capo Francesco De Leo.

Si tratta di un’inchiesta che nasce dall’indagine madre Dirty Call, svolta dalla Mobile con la Dda di Firenze, e che si era conclusa nell’aprile 2012 con 56custodie cautelari. Da lì, è nato un ramo parallelo di indagine che ha condotto gli investigatori sulle tracce di nuovi pusher. I reati contestati sono detenzione e spaccio continuati e in concorso, di stupefacenti quali cocaina, eroina e marijuana, più altri come sequestro di persona, rapina aggravata nonché porto e detenzione illegali di armi. Non è stata contestata l’associazione a delinquere, pur lavorando molti degli indagati in concorso tra loro. Questi reati, secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile sono stati commessi in città dal 2009 e fino al 2012. Coinvolti livornesi, albanesi e nordafricani, già conosciuti alla polizia per droga. Fondamentali, come spiega Staffa, sono state le intercettazioni telefoniche.

L’ultimo arresto ieri mattina. Sette blitz e altrettante persone sono finite in manette nel corso degli anni in flagranza di reato per possesso di stupefacente. E l’ultimo arresto è avvenuto ieri mattina, nel corso delle perquisizioni. In manette è finto il tunisino Anis Chemsi, già noto alla polizia, che avrebbe dovuto avere l’obbligo di firma: in casa, in viale Nazario Sauro, aveva 16 grammi di cocaina e 3 di hahsish. Coinvolta anche la moglie Hanen Chaachoua Ep Chemsi, che ha l’obbligo di firma: i due hanno tre figli.

«I boss albanesi»: ai domiciliari anche un barista livornese. La maggior parte delle persone coinvolte, come sottolinea Staffa, non ha lavoro fisso. Ma ci sono anche operai, impiegati e commercianti. In particolare, è agli arresti domiciliari Lido Frangini del bar F70 di Borgo Cappuccini, già arrestato nel passato per lo stesso genere di reato. Arrestato mentre andava al lavoro in una ditta di spedizioni Gani Agasi, albanese residente in vis Chiellini. In carcere anche suo cugino Pellumb Agasi, che sta in via Chiusa: loro sono considerati dalla polizia i boss del gruppo. Tra i livornesi ai domiciliari ci sono anche Cristiano Cucè, 46 anni, Andrea Nocchi, 52 (sta a Rosignano), Daniele Paoli, 40, e Fabrizio Solari, 48. Ancora ricercato un 57enne nato a Foggia, ma residente in città. Per la polizia, si tratta di tutti pusher più o meno collegati agli albanesi. In particolare, secondo le indagini, un legame particolare c’era tra Nocchi e Paoli: secondo l’accusa, quest’ultimo lavorava per il primo e aveva contatti anche con un gruppo di albanesi, gli stessi che poi nel maggio 2010 lo rapinarono in casa proprio di parenti del Nocchi, nella zona di Antignano.

Un traffico fiorente. Smerciata al minuto, la droga veniva venduta a un prezzo medio, anche in base alla sua: 90-100 euro a grammo per la cocaina (con una dose pari a un quarto di grammo); 40-50 euro al grammo l’eroina (anche qui una dose è ¼ di grammo); 5 euro al grammo invece la marijuana, con quantitativi minimi di spaccio che partivano da 5-10 grammi fino a 50-100 grammi per volta. Nel corso degli arresti in flagranza è stata trovata un bel po’ di droga pronta per lo spaccio: si parla di 633 grammi di cocaina, quasi due chili di eroina e 980 grammi di marijuana.

Un lavoro durato anni. Un’indagine durata 5 anni s u cui ha lavorato la sezione Narcotici della squadra mobile e che ha coinvolto numerosi investigatori. «Stiamo parlando - dice il procuratore capo Francesco De Leo - di 250 episodi, si può immaginare quindi il duro lavoro che c’è dietro a questa operazione». Marco Staffa si dice soddisfatto del risultato: «Anche se non stiamo parlando di un’associazione per delinquere, ciò non toglie che siano state colpite una miriade di attività illecite e di spaccio. Non dimentichiamo che oltre alla droga abbiamo contestato anche rapine e aggressioni, pistola in pugno, commesse con un preciso scopo punitivo».

Sono in corso altre indagini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca