Il Tirreno

Livorno

Dario: non mi candido e vi dico perché

di Juna Goti

Anche il prof dei bio-robot rinuncia all’investitura Pd: guidare una città è un impegno totale, non può essere part time

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LIVORNO. «Ho riflettuto a fondo sulla proposta di accettare la candidatura a sindaco di Livorno e sono giunto alla conclusione di non poter accettare l'invito». Così anche il professor Paolo Dario dice no. Non sarà lui il candidato del Pd alle amministrative.

Tutti i perché di questa decisione «molto sofferta» li ha affidati a una e-mail inviata ieri alle 16.18 dal suo studio al Sant’Anna. «Ho valutato la possibilità di offrire il mio contributo perché la mia città fosse messa nelle condizioni di uscire da una situazione difficile – scrive – ho apprezzato la compattezza dell'invito che mi è stato rivolto, in primo luogo dal partito di cui faccio parte, che ha dimostrato di volere accettare la mia leadership con lealtà, spirito di squadra e trasparenza. Mai ho percepito mosse sotterranee che mirassero a disfare ciò che si andava proponendo».

Parole dettato dal fatto che a dire sì erano stati i vertici delle istituzioni, del Pd (Bolognesi, Ruggeri, De Filicaia), l’entourage di Renzi. Fino a un sms del ministro ed ex collega Maria Chiara Carrozza. «Di queste testimonianze di fiducia – scrive – ringrazio il partito, come i moltissimi cittadini, gli amici e i colleghi che mi hanno incoraggiato». Ma perché – dopo le rinunce dell’avvocato Giuseppe Angella e dell’assessore regionale Gianfranco Simoncini – anche l’uomo dei robot, come lo chiamano in mezzo mondo, ha detto no? Dario si è circondato prima dei propri cari e del suo staff, che dei politici. «Ho valutato approfonditamente se accettare l'invito prima di tutto con la mia famiglia, le persone che contano di più nella mia vita – scrive il direttore del polo di ricerca del Sant’Anna – con gli amici più cari, con colleghi e collaboratori. Le loro considerazioni, piene di passione e incoraggiamento, convergevano però su un punto: in caso di elezione, l'impatto sulla mia vita sarebbe stato fortissimo, perché mi sarei dedicato, e ne sarei stato onorato, a fare il sindaco a tempo pieno, senza delegare compiti che sarebbero stati propri del ruolo che avrei rivestito». Una risposta velata, ma chiara, ad alcuni commenti apparsi su Fb. «Non avrei mai accettato – sottolinea – di essere un amministratore part-time» e «questo impegno a tempo pieno, totale e totalizzante, non sarebbe stato conciliabile con il mio lavoro». «Ho preparato per tempo il futuro dell'istituto che dirigo – chiosa – ma continuo ad onorare impegni a livello nazionale e internazionale. Se fossi stato eletto, sarebbe stato inevitabile abbandonare, in maniera irreversibile e in tempi troppo brevi, la mia attività scientifica e il gruppo di ricerca che ho costruito in decenni di attività».

Sul piano delle competenze, mette i puntini sulle “i”, «sono ben consapevole che governare una città come Livorno preveda azioni molto più complesse che gestire un istituto universitario, per quanto grande, dinamico, e orientato a risolvere problemi concreti come il mio. Ho grande rispetto per chi si è assunto la responsabilità di governare e si trova ad affrontare ogni giorno problemi difficili. Un sindaco può scegliersi e avvalersi di una buona squadra, ma la responsabilità resta la sua...».

Dario chiude scrivendo che «sono e sarò disponibile per il candidato sindaco e per la nuova amministrazione a portare un contributo alla definizione del programma e alla sua realizzazione su temi di mia più diretta competenza: sviluppo economico basato sull’educazione dei giovani e sulla ricerca, innovazione tecnologica, crescita e creazione delle imprese, partecipazione a programmi regionali, nazionali e internazionali». «Non significa che voglio fare l’assessore – chiarisce dall’altra parte della cornetta – ma dare una mano come del resto ho già fatto, con l’assessore Colombini per lo Scoglio della Regina. Ok, sono uno scienziato, ma sono abituato ad occuparmi di cose concretissime, non certo del sesso degli angeli...». «Il primo obiettivo che avrei inseguito se fossi stato eletto – confessa – sarebbe stato rifondare una classe dirigente per Livorno, in cinque anni si può fare. E quello che conta più di ogni altra cosa sono le persone. Persone che sappiano confrontarsi su scenari internazionali».

Da ultimo, nella lettera, uno sguardo al Pd: «So che saprà designare candidati di qualità, preparazione e esperienza (e ce ne sono). Io li appoggerò».

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