Gioco
A Livorno gli ultimi scampoli da giocatore, i momenti migliori con Mantova e Chievo
Dalla "pedata" di Baldini alla bestemmia in tv, la biografia del Di Carlo allenatore tra successi, esoneri e fatti curiosi
LIVORNO. Quello di Mimmo di Carlo non è un volto sconosciuto a Livorno. Tutt'altro. Nella stagione 2000/2001 il neo tecnico dei labronici giocò il campionato di serie C1 con la maglia amaranto, indossando anche la fascia di capitano. Fu un'annata bella ma sfortunata nell'epilogo: il Livorno perse all'ultimo minuto dell'ultima partita della stagione la possibilità di arrivare in serie B.
Decisiva la sconfitta nella finale di ritorno dei playoff, giocata contro il Como. Un match stregato: i labronici, allenati da Jaconi (anch'egli espulso), concludono la partita in 9 e Di Carlo fu uno dei due giocatori mandati sotto la doccia prima del tempo.
Per il centrocampista, che comunque racimola 27 presenze e si guadagna la stima e la considerazione di compagni e società, si tratta degli ultimi scampoli di calcio giocato. "È stata una stagione fantastica, con tante avversità superate, alcune incomprensioni, poi tutto è stato appianato. Adesso siamo arrivati al capolinea", racconta nella sua ultima intervista al Tirreno prima del match decisivo.
IL VIDEO: i momenti finali del match col Como

L'anno successivo, approda al Südtirol-Alto Adige, squadra di C2, ma non scende mai in campo. La sua carriera da giocatore, caratterizzata dai nove anni trascorsi al Vicenza dove è uno dei protagonisti del ciclo di Guidolin (Coppa Italia e semifinale di Coppa delle Coppe), si conclude qui.
Ricomincia come allenatore sulla panchina delle giovanili del Vicenza, arrivando quarto al torneo di Viareggio del 2003. Nella stagione 2003-2004 passa al Mantova e lì parte la sua ascesa. In due anni porta i lombardi dalla serie C2 alla B, categoria da cui i virgiliani mancano da 32 anni. Nella stagione successiva ha l'occasione di fare il grande passo verso la serie A, ma il Mantova perde ai playoff contro il Torino. Si fa un altro anno di B sulla panchina del Mantova togliendosi qualche bella soddisfazione. È l'anno di Calciopoli e al Martelli arriva la Vecchia Signora con un record di imbattibilità di 45 sfide, in parte ereditato dall'era Capello. La squadra Di Carlo però non si fa intimidire e al 53' un lancio lungo pesca Caridi in area, l'attaccante fa da sponda per Bernacci che può colpire a botta sicura: il carneade bianconero Kovac tenta il recupero disperato e buca Buffon. In quella stagione gli uomini Di Carlo battono anche le altre due grandi della categoria: Genoa e Napoli, entrambe promosse a fine stagione.
La serie B comincia a stargli stretta. Così nell'estate del 2007 approda al Parma del neo patron Tommaso Ghirardi. L'impatto con la massima serie non è dei migliori: durante l'incontro Parma-Catania della 1° giornata ha una discussione con l'allenatore dei siciliani Silvio Baldini, che a conclusione dell'alterco gli dà una "pedata" nel sedere. È il preludio a una stagione di sofferenze: Di Carlo, infatti, viene esonerato dopo la sconfitta casalinga contro la Sampdoria del 9 marzo 2008 e a fine stagione i ducali retrocederanno in B.
L'anno successivo viene chiamato a campionato in corso sulla panchina del Chievo, che ha appena esonerato Giuseppe Iachini. Di Carlo fa un mezzo miracolo portando la squadra del presidente Campedelli dall'ultimo posto in classifica al 16°, conquistando la salvezza il 24 maggio 2009, con una giornata d'anticipo rispetto alla fine del campionato. Nella stagione successiva viene riconfermato alla guida degli scaligeri che chiudono la stagione con la quinta miglior difesa, ottenendo ancora la salvezza. Il 3 marzo 2010 balza di nuovo agli onori delle cronache per fatti para-calcisitici: diventa, infatti, il primo tesserato di serie A ad essere squalificato per aver bestemmiato in campo.
I buoni risultati ottenuti col Chievo convincono il presidente Garrone a chiamarlo alla guida della Sampdoria. È l'anno del "dopo Del Neri" e i blucerchiati si giocano un posto in Champions, affrontando i tedeschi del Werder Brema nel preliminare. Nel match di ritorno la coppia Cassano-Pazzini riesce a ribaltare la sconfitta dell'andata, ma al 93' un tiro da fuori di Rosenberg infrange il sogno europeo dei liguri. La squadra accusa il colpo e comincia (letteralmente) a perdere pezzi: a gennaio, infatti, la società vende Pazzini all'Inter e il 7 marzo 2011, dopo la sconfitta interna con il Cesena (3-2), con la squadra a tre punti di vantaggio dalla zona retrocessione, il tecnico viene sollevato dall'incarico di allenatore.
Il 9 giugno 2011 viene ufficializzato il suo nuovo ingaggio da parte del ChievoVerona. Termina la stagione 2011-2012 con 49 punti e il decimo posto in classifica, e il 16 maggio 2012 rinnova il contratto per un ulteriore anno portandolo fino al 30 giugno 2013. Il 2 ottobre 2012, con il ruolino di una vittoria e cinque sconfitte consecutive, viene sollevato dall'incarico.
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