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«Così fisco e tariffe penalizzano le famiglie extralarge come noi»
LIVORNO. «Basta che dica che ho 4 figli e, immancabile, scatta il solito spiritosone che si sente come un dovere la solita battutina: “Ma la televisione non ce l'avete?"». Alessandro Longobardi, ex...
LIVORNO. «Basta che dica che ho 4 figli e, immancabile, scatta il solito spiritosone che si sente come un dovere la solita battutina: “Ma la televisione non ce l'avete?"». Alessandro Longobardi, ex volto noto di Granducato tv e responsabile della segreteria di direzione della Cna, è il coordinatore provinciale dell'Associazione Nazionale delle Famiglie Numerose (Anfn): usa l’arma dell’ironia per dire che quella battutina è «una chiave di interpretazione dell'ostilità della società di oggi verso chi ha più figli».
Vali se puoi spendere, dice il messaggio che «quotidianamente da anni» entra nelle case di tutti», dice Longobardi: «Il problema è che, dato il reddito familiare, più persone ci devono campare, meno consumi non necessari ti puoi permettere e quindi più inadeguato fanno sentire te e i tuoi figli nei confronti degli altri». Come dire: vivere da famiglia numerosa comporta «uno stile di vita che un po' scegli per principio, un po' ti viene imposto dalla lista delle spese quotidiane tra cui incidono fortemente anche le tasse».
E qui l’esponente dell’Associazione famiglie numerose ricorda l’effetto che avrà la “Iuc” «dopo l'aumento dell'Iva» e «dopo la mazzata Tares (con aumenti medi per i nuclei con 3 e più figli che vanno dal 50% in su)».
Non basta: i benefici relativi al cuneo fiscale? «Per la maggior parte di queste famiglie le detrazioni previste per i figli sono superiori alle imposte: impossibile beneficiare della ulteriore detrazione del cuneo fiscale». Longobardi mette l’una accanto all’altra «una famiglia monoreddito con figli, “incapiente”, magari a rischio di povertà relativa» e « una con doppio reddito senza figli che ha ancora spazi di detrazione»: chi delle due – dice – avrà i benefici?
Ma la storia non finisce qui, dice Longobardi: le risorse fiscali, da dove si prendono? «Dalla riduzione delle detrazioni Irpef. E quali sono le principali detrazioni? Spese mediche, scuola e università, sport, interessi sui mutui, ossia i pochi benefici fiscali di cui oggi possono godere le famiglie con figli».
Per Longobardi sarebbe più giusto se le detrazioni fossero «direttamente proporzionali al numero dei figli e inversamente proporzionali al reddito, da far beneficiare anche agli incapienti». Ma anche, per fare qualche esempio, con «l'aumento del limite dei 2.480 euro per cui un figlio viene considerato a carico (rimasto invariato dal 1986!)», con «la riduzione dell'Iva sulle bollette di acqua-luce-gas per la prima casa», con il via a «biglietti e abbonamenti famiglia per bus».
Un singolo paga l'acqua al primo scaglione di costo, dice il coordinatore dell’Anfn: «Perché dunque una famiglia di sei persone (che ovviamente consumerà più acqua) non ha lo stesso diritto di sei singoli»?
Occhi puntati anche sulle addizionali comunali e regionali? «Anche quelle colpiscono in modo lineare, senza contare il carico familiare», avverte.
È per questo che l’Associazione delle famiglie numerose chiede agli enti locali «più attenzione alle famiglie e più coraggio»: la possibilità di riequilibrare tasse e tariffe dei servizi c’è (« si può perfino andare oltre la mera applicazione dell'Isee»). E aggiunge: «Intervenire sul 3% delle famiglie (quelle con 3 o più figli), vuol dire dare benefici al 30% dei minori in Italia. E i figli, noi ne siamo convinti, rappresentano il futuro della nostra società».
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