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Livorno

Addio al “Rosso” portuale veneziano Il cuore non ha retto

Addio al “Rosso” portuale veneziano Il cuore non ha retto

S’è sentito male per strada alle Sorgenti, inutili i soccorsi Era figlio di uno degli Scarronzoni, amante del canottaggio

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LIVORNO. Cade a terra per strada e muore per un attacco di cuore. Se n’è andato così Marino Balleri, 89 anni, per un malore improvviso. È stato trovato in via Soffredini alle Sorgenti ieri alle 12.40. Un’ora prima aveva parlato al telefono col figlio Mario. Il suo corpo era ormai senza vita: niente hanno potuto fare i volontari della Misericordia, arrivati col medico del 118 in pochi minuti. In quel momento pioveva a dirotto e l'anziano era riparato da un ombrello sorretto da un passante. I soccorritori l'hanno subito portato al riparo sull’ambulanza e hanno messo in atto le manovre di rianimazione a bordo, ma non è servito a niente. Sul posto, anche le volanti della polizia per i rilievi.

Balleri, detto il Rosso, abitava proprio in via Soffredini, a pochi passi dal luogo del malore, ma era considerato un veneziano doc. Era figlio del “Ballero”, uno degli “Scarronzoni”, loro che, facchini del porto e navicellai, alle Olimpiadi di Los Angeles, contesero la vittoria agli studenti delle università americane. La sua morte ha rattristato tutti i veneziani, i giovani e gli anziani con i quali ricordava sempre gli anni del loro splendido rione non ancora distrutto dai bombardamenti.

Era nato il 24 maggio del 1925 e nell'immediato dopoguerra era entrato a far parte della Compagnia portuale dove aveva lavorato fino alla pensione. Nonostante non abitasse più vicino a “Crocetta” e fosse ormai scomparso anche Padre Saglietto, ogni giorno si recava sul viale Caprera e nella cantina rossobianca dove troneggiava quel maestoso gozzo rosso da lui intagliato in mille copie distribuite agli amici veneziani doc, ma anche agli appassionati delle gare remiere.

Amico di Padre Lorenzo, la sua recente partenza per Roma lo aveva profondamente rattristato. Aveva un carattere arguto e allegro, alle feste che celebravano le vittoie del gozzo rossobianco gli piaceva cantare qualche canzone famosa in un inglese maccheronico, come nell'ultima festa che si era svolta lo scorso settembre. Era un abile intagliatore di legno, ma la sua passione era preparare le frittelle conosciute nelle cucine dei soldati Usa subito dopo la guerra ed era così fiero che gli amici le apprezzassero molto. La sua passione principale era il canottaggio, praticato in gioventù con il fratello Guido, detto Nino, poi apprezzato dirigente federale. Dalla morte della moglie aveva rifiutato di lasciare la sua casa e, nonostante i figli Mario e Mauro lo seguissero attentamente, amava la sua autonomia e fino ad alcuni mesi fa aveva guidato personalmente la sua auto. lI funerale ci sarà domani alle 10 a San Ferdinando (in Venezia).

Otello Chelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web