Il Tirreno

Livorno

Simoncini: «Non mi candido lasciamo spazio ai giovani»

di Juna Goti
Simoncini: «Non mi candido lasciamo spazio ai giovani»

L’assessore regionale si chiama fuori dalla corsa a sindaco: resterà in Regione «Aiutiamo le nuove energie, vale per me ma anche per Bolognesi e Bussotti...»

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LIVORNO. «Non mi candiderò alle primarie per il sindaco». Così Gianfranco Simoncini molla la presa e si chiama fuori dalla corsa che a maggio deciderà il dopo Cosimi. L’annuncio lo ha dato lui stesso su Fb ieri mattina. Mezzora dopo, dall'altra parte della cornetta, ha risposto così: «È vero, non mi candido. Lei è la centesima persona che mi chiama. Per la verità ho ricevuto più chiamate negli ultimi minuti che negli ultimi giorni, ma lasciamo stare …».

Simoncini perché ha deciso di fare un passo indietro?

«Mi sono ritrovato sui giornali come possibile candidato e ho avuto sollecitazioni a candidarmi. Ho detto che ero disponibile a rifletterci, ma per due ragioni ha deciso di non andare avanti...».

Quali?

«Intanto sulla base del percorso che sto portando avanti a livello regionale, nazionale e anche europeo come assessore toscano e come coordinatore degli assessori regionali al lavoro. Nelle settimane passate ho illustrato in consiglio regionale la riforma della formazione professionale, ho presentato alla giunta gli orientamenti per la costituzione dell'Agenzia regionale per il lavoro, abbiamo aperto il confronto con le parti sociali sul riordino del sistema del trasferimento tecnologico. E oltre ad avere avviato la fase preliminare per una nuova legge sullo start up di impresa, abbiamo aperto il confronto sulle bozze dei nuovi programmi del Fesr e del Fse che rappresenteranno per i prossimi sette anni gli strumenti fondamentali che Regione e territori avranno per promuovere il lavoro e sostenere lo sviluppo. Poi ci sono i tavoli aperti col governo e le situazioni di crisi aziendale che seguiamo quotidianamente».

Sta dicendo che resterà al fianco di Rossi?

«Sì, la complessità di questi temi mi ha spinto a rinnovare, sotto l'indirizzo del presidente, che ringrazio per la fiducia che mi ha dimostrato in questi anni, l'impegno a portare a compimento il lavoro avviato entro la fine della legislatura».

E la seconda motivazione?

«Vedendo anche la discussione che si è aperta negli ultimi giorni, forse è più giusto che anziché persone che come me hanno maturato un'esperienza importante, si mettano alla prova energie nuove. Ci sono a Livorno capacità e personalità giovani che possono garantire una nuova fase di governo, capace di ripensare e innovare la città ridandole il ruolo di riferimento nello sviluppo regionale e nazionale che merita. È l'ora che a queste energie si dia spazio e che chi, come me, ha e ha avuto importanti ruoli istituzionali e amministrativi si metta al servizio di una nuova generazione di amministratori dando loro spazio e non togliendolo. Lo dico per me e per altre candidature che leggo…»

Si riferisce alla Bolognesi? Ha visto che ha bocciato una sua ipotetica corsa?

«So da mesi della bocciatura della Bolognesi. Marida è persona talmente trasparente che me l'ha detto da tempo. Non è certo perché ritiene che io non sia la soluzione che ho deciso di farmi da parte. Quando io dissi che lei non era la soluzione per il parlamento, giustamente andò avanti. È chiaro il rispetto personale fra me e lei, ma ritengo che ci siano soluzioni migliori di ambedue. Lo ripeto: ho visto che c'è tanta intelligenza giovane che può scendere in campo, persone come me o come lei possono dare un contributo nella società civile o in seconda fila».

Bussotti è tra i giovani di cui parla?

«Bussotti ha fatto l'assessore, il presidente del comitato di sorveglianza di Asa, è stato segretario dei Ds. È leggermente più giovane di me, credo sarebbe giusto un bel salto generazionale...».

Si riferisce a Ruggeri?

«Non mi riferisco a nessuno. Ovviamente ho le mie idee, ma siamo nella fase delle primarie: come è stato chiesto a me di dire se c'ero o no, ora sta ai giovani dire se ci sono o no».

Ha fatto un passo indietro perché ha capito che una parte del partito non sarebbe stata con lei?

«Sapevo e so che una parte del Pd non mi avrebbe sostenuto, ma le primarie si fanno per misurarsi. Io ho fatto il sindaco a Rosignano: nel '95 fu deciso di fare le primarie tra gli iscritti, ero alla prima legislatura e accettai di buon grado, poi vinsi con l'80%. Non è la competizione che mi spaventa. Il ragionamento che ho fatto guarda all'impegno a finire un percorso e al fatto che abbiamo bisogno anche a Livorno di un bel salto di innovazione. Dico innovazione e non discontinuità, perché comunque questa amministrazione è del Pd…»

Ci sono questioni di carattere personale che hanno pesato sulla sua scelta?

«Le motivazioni sono solo politiche. Politiche».

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