Gioco
Il porto sogna le gru verdi e punta al gas dell’offshore
Presentato il prototipo di un mezzo di sollevamento che userà eco-carburante Nuovo orizzonte per l’Olt come polo di rifornimento degli scali dell’Alto Tirreno
LIVORNO. Le chiamano le “gru verdi” ma non è per via della loro vernice esterna. L’attenzione all’ecologia e alla sostenibilità ambientale finisce anche in mezzo a container e banchine: lo fa puntando ad attenuare l’impatto che anche i mezzi di movimentazione di piazzale hanno. Come potrà essere possibile? Intanto, passando a un carburante che garantisca emissioni più basse – anzi, assai più basse – di quel che accada adesso.
È per guardare con gli occhi al di là dell’orizzonte che ieri mattina all’interporto si è puntato a mettere in evidenza che quest’ipotesi è concretamente possibile. Lo ha fatto l’Authority in tandem con la Global Service e con il laboratorio Percro-Sees (Scuola superiore Sant’Anna) che sta lavorando sul progetto da tempo. Fra i relatori figuravano non solo i rappresentanti dell’Authority (il presidente Giuliano Gallanti e il segretario Massimo Provinciali) e della Global Service (Raffaele Brasile) ma anche dirigenti del ministero (come Giuseppe Alati o Grazia Cacopardi) e a ingegneri del team di ricerca del laboratorio Percro-Sees, a tecnici e uomini d’affari delle imprese che producono mezzi per la movimentazione portuale.
A questi va aggiunto Peter Carolan, amministratore delegato della società del rigassificatore offshore Olt. Una presenza tutt’altro che marginale, la sua a questo d-day dimostrativo. Il motivo? Nelle intenzioni dei promotori dell’evento non c’è solo il test sull’affidabilità dell’utilizzo del gas naturale liquefatto (Lng) come combustibile per far girare i motori dei mezzi di movimentazione. L’altro obiettivo – viene spiegato – è la possibilità di aggiungere una funzione extra al rigassificatore: è stato ipotizzato che potrebbe diventare un polo di rifornimento da nave a bettolina per portare il gas naturale nei vari (futuri) punti di rifornimento che saranno disseminati sulle banchine dell’Alto Tirreno. Futuri sì, perché stiamo parlando non di domani né di dopodomani bensì di quando in futuro sarà stata avviata anche nel Mediterraneo – così com’è stato fatto nel mar Baltico – la riconversione a gas per quanto riguarda i motori delle grandi navi.
I funzionari dell’Authority ricordano che non stiamo parlando del futuribile: i principali porti europei, inclusi quelli dell’area mediterranea, dovranno drasticamente abbassare le emissioni da qui a una dozzina di anni («è un processo di trasformazione più veloce di quel che ci si immagina, basti vedere quel che è già il presente negli scali del Nord Europa»).
Intanto, però l’oggi è un prototipo di reach-stacker alimentato con gas naturale liquefatto. È questo un settore sul quale anche Livorno sta scommettendo energie, soldi, attenzione: basti pensare all’appalto per la elettrificazione di una delle calate del porto passeggeri così da consentire alle navi da crociera di non esser costrette a tenere accessi i motori anche nel periodo in cui stanno a banchina (lo fanno per poter mantenere in funzione gli impianti di bordo). Milioni di euro solo per un accosto: ma è in quella direzione che va il futuro.
Lo ha ripetuto anche la Gas & Heat, l’azienda che produce serbatoi per navi, che – prima in Italia – ne ha costruito uno ad uso di gas Lng per un traghetto che viaggerà nella zona dei Grandi Laghi Usa.
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