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Daniel, bimbo rapito ping pong giudiziario ma sarà prescrizione
La pm chiede l’archiviazione, il gip impone l’imputazione dei tre indagati, ma la Procura conferma la richiesta per due
LIVORNO. Ping pong giudiziario tra pm e gip sul caso del rapimento del piccolo Daniel De Nicola, il bimbo portato via dalla madre Daymara Perigo Collantes ormai sei anni e mezzo fa e da lei affidato al suo presunto padre naturale, un americano. La pm Antonella Tenerani lo scorso giugno aveva chiesto l’archiviazione del caso (il capo di imputazione è sottrazione di minore per la madre di Daniel, il presunto padre naturale e un amico che venne con lui in Italia a prendere il bambino). Ma il gip Giovanni Zucconi si era opposto, accogliendo le richieste dell’avvocato della famiglia del bimbo, Roberto Casella, disponendo l’imputazione coatta degli indagati. I nonni del piccolo e il loro legale aspettavano dunque la fissazione dell’udienza preliminare del processo. Tuttavia, mercoledì scorso, dopo 6 mesi, è arrivata una nuova richiesta della pm di archiviazione delle posizioni dei due uomini indagati, con la possibilità per l’avvocato di presentare di nuovo opposizione entro dieci giorni. Questo perché, come spiega il procuratore capo Francesco De Leo, non è stato possibile individuare i due americani: la magistratura si è trovata «nell’impossibilità di rintracciarli e identificarli». Sarà invece fissata l’udienza preliminare per Daymara.
E i tempi si allungano ancora, senza contare che sul reato incombe la prescrizione, che scatterà fra un anno, quando il processo (ammesso che inizi nel 2014) sarà ancora in corso. Insomma, una situazione ingarbugliata, in mezzo alla quale si (im)pone il dolore immenso dei nonni paterni di Daniel per la perdita non solo del piccino, ma anche del loro figlio Daniele. Una settimana dopo il rapimento, infatti, quest’ultimo, padre italiano del bimbo, si tolse la vita impiccandosi nella casa di via Chiellini che stava ristrutturando per trasferirvisi con Daymara e con il figlio Daniel. Il giovane non immaginava di non essere il padre naturale del piccino: la sua compagna non glielo aveva mai detto ed era sparita da un giorno all’altro.
Sul registro degli indagati sin dai primi mesi dopo la scomparsa di Daniel, oltre a Daymara erano finiti due californiani: Jonathan Harris, 41 anni, presunto padre naturale del bambino, e l’amico Christian Cummings, 35. I due si erano presentati al consolato americano di Firenze presentando dei documenti, che dimostravano la paternità di Harris del bimbo, e l’affido a lui conferito dalle autorità Usa. Dopodiché, i due erano ripartiti per gli Stati Uniti col piccino. Da allora, a Daniel è stata imposta una nuova vita. Mentre al dolore immenso dei nonni, Antonietta e Armando De Nicola, affidatari del piccino, si sono aggiunti anche la desolazione e il senso di impotenza per una giustizia che si è incartata su stessa. È quanto evidenza l’avvocato Casella: «Nessuno si è preoccupato di questo caso e in quasi 7 anni al livello giudiziario c’è stato il nulla: i miei clienti sono sfiniti. Non mi spiego come sia possibile che le indagini siano andate avanti per 5 anni al termine dei quali la Procura ha chiesto l’archiviazione perché a suo avviso non c’era da parte dei 3 indagati la volontà di sottrarre il bimbo. Così, passa il messaggio che basta arrivare dagli Usa con un presunto documento-prova per portare via un bambino italiano. È assurdo... Io mi opporrò, arriverà la prescrizione, ma io darò battaglia sino alla fine».
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