Il Tirreno

Livorno

Pulizie ko nelle scuole, fa capolino una soluzione

di Mauro Zucchelli
Pulizie ko nelle scuole, fa capolino una soluzione

Ancora niente di definitivo ma il ministero (o il suo braccio operativo toscano) prova a mettere una toppa dopo mille peripezie: fondi per aumentare le ore

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LIVORNO. Alla fine uno spiraglio forse c’è. Fa capolino al termine di una giornata convulsa in cui la rabbia dei genitori, degli insegnanti, dei dirigenti scolastici (e anche dei lavoratori) ha preso mille rivoli: bussando alle porte di assessore, Asl, carabinieri, sindacati, Tirreno e chissà cos’altro. Non basta: sui social network, in particolare Facebook, sono rimbalzati appelli e ipotesi, compresa quella di non mandare i figli a scuola come forma di protesta.

In realtà, ammesso che poi trovi conferma ufficiale, quella che salta fuori, più che una soluzione sembra, ben che vada, una toppa-tampone: ma sempre meglio di vedere un esercito di bambini piccoli doversi arrangiare in mezzo allo sporco, con i bagni in condizioni indicibili o già chiusi.

Nella giornata di oggi dovrebbe esserci un incontro in prefettura per venire a capo di questa matassa ingarbugliata.

Di quale soluzione (o toppa) si tratterebbe? Detta in sintesi, arriverebbe una iniezione extra di soldi per gestire un pacchetto di ore in più, probabilmente con un budget assegnato a livello di ciascuna scuola. Con un obiettivo: aiutare un servizio delicato come la pulizia delle scuole a essere traghettato con meno scossoni verso l’assetto delineato dal nuovo maxi-appalto gestito a livello nazionale (e in Toscana aggiudicato al colosso Dussmann).

Certo, bisognerà capire come sarà possibile poter fare la pulizia delle scuole con un ribasso record come quello vincente: anche perché si tratta di un servizio in cui la stragrande maggioranza dei costi riguardano lo stipendio degli addetti e, siccome per pulire non esiste la bacchetta magica della fatina e nessuno è Mastro Lindo, è difficile capire come si pouò scendere al di sotto di certi standard di prezzo se non immaginando di pagare gli addetti 3-4 euro l’ora.

Ma questo sarà il problema del futuro. Per l’oggi c’è questo spiraglio: lo confermano fonti di Palazzo civico. In un faccia a faccia con l’assessore Roncaglia, il dirigente scolastico provinciale Luigi Sebastiani avrebbe riferito l’esito positivo di un summit a Firenze: la Direzione scolastica regionale metterebbe mano a propri fondi per metterci una pezza per un paio di mesi.

Secondo fonti di sponda Cgil invece a metter mano al portafogli sarebbe invece – forse tramite le direzioni regionali – proprio il ministero da Roma. A questo punto si sommerebbe paradosso a paradosso: tutto nasce dal fatto che l’appalto è stato “costruito” al massimo ribasso, anche se si parla di servizi che riguardano i bambini (e che hanno costi difficilmente comprimibili oltre una certa percentuale). Ma dopo aver fatto il pateracchio dell’appalto centralizzato in Consip (e messo a punto come si trattasse di una “merce” al pari di sedie, banchi, matite o gessi), adesso il ministero riaprirebbe i cordoni della borsa per rattoppare il guaio. Anzi, semmai spostarlo in avanti per far sbollire le proteste...

Non è tutto. Quest’appaltone-kolossal da quasi due miliardi di euro (spezzettato in 13 lotti) parte sotto l’era Monti due anni fa: il ministero doveva essersi già accorto che qualcosa non quadrava, se è vero che era stato lo stesso governo a varare nella legge di stabilità un emendamento che metteva quattrini aggiuntivi sulle pulizie scolastiche. Ma siccome l’appalto aggiudicato non si poteva più toccare, salvo infilarsi in una babele di ricorsi, ecco che si era pensato di distribuire alle scuole soldi per pagare le pulizie “mancanti”.

Nient’altro che una toppa sì: ma è sparita per strada perché – come conferma l’assessore Roncaglia – lo stesso governo, dopo aver fatto l’emendamento correttivo non ha previsto i soldi per finanziarlo. Risultato: dietrofront, ma in un caos di indicazioni.

Nel frattempo, tanto per non farsi mancare nulla: a Firenze, la notte della vigilia di San Silvestro dopo sette ore di trattative a suon di pugni sul tavolo è stato trovato l’accordo-quadro regionale su questa fase di transizione fra vecchi appalti locali e nuovo appaltone. A quanto è dato sapere, però, poi ci si è accorti che il “cuscinetto” della cassa integrazione per “curare” la perdita di posti di lavoro non poteva essere frutto di un’intesa di livello regionale ma, essendo ormai l’appalto nazionale, doveva ripassare per Roma.

Un guazzabuglio? Ovviamente. D’altronde, anche il pasticcio sui soldi cancellati dalla busta paga degli insegnanti e poi dei bidelli era stata fatta “a sua insaputa”. Il ministro Carozza (istruzione) si è infuriata finché non l’hanno cancellata, il ministro Saccomanni (economia) ha detto che non ne sapeva nulla...

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