Il dolore
Spinelli: «Sarà la scossa giusta»
Il presidente tra mercato, futuro e soldi. «Nicola? La stima resta grandissima»
LIVORNO. Presidente, il giorno dopo la svolta tecnica che sensazioni ha?
«Positive. Una scossa era necessaria. Non potevamo attendere altro tempo. Se fosse stato per me, avrei sollevato dall'incarico Nicola dopo la partita con il Chievo, ma fui convinto da Capozucca e Perotti a recedere dalla mia volontà. Sia chiaro. Non sono affatto pentito anche perché la stima che nutro per Davide è immutata».
Il guaio è che Perotti ha trovato un ambiente incandescente...
«Lo so. E mi dispiace. Ma che cosa credono i ragazzi della curva? Che a me faccia piacere fare le recenti brutte figure? Abbiamo fatto un punto nelle ultime otto partite. Poco, pochissimo. Sono mortificato tanto quanto loro. Ma adesso si ricomincia».
Dica la verità: ci crede?
«Ci proviamo. Mancano ancora diciannove partite».
È pronto anche a fare mercato?
«Sì. Domani (oggi ndr) proviamo a prendere Traorè. E cerchiamo anche di prendere una punta».
Allora ha trovato le risorse economiche per investire.
«Non è cambiato nulla. Devo trovare tre milioni entro il sedici di febbraio. Ce li metterò di tasca mia, altrimenti ci penalizzano».
Vuole dire che la società è in perdita?
«Certo. I tifosi dicono che guadagno sette milioni l'anno, ma non è affatto così".
Presidente, ma gli introiti dei diritti tv che fine hanno fatto?
«Signori, forse non vi rendete conto delle spese di gestione che devono sobbarcarsi le società di serie A. Voglio essere trasparente. Vi invito a consultare i libri contabili del Livorno Calcio. Non ho nulla da nascondere».
Presidente da Genova arriva la voce di un suo interessamento per il Grifone. Che cosa c'è di vero?
«Assolutamente niente. Anzi. Ieri quando ho letto i giornali genovesi mi sono imbufalito. Al timone del Genoa non ci torno nemmeno morto. Piuttosto c'è da pensare al Livorno e al lavoro di Attilio Perotti».
Fabrizio Pucci
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