Gioco
Sfrattati dalle Ferrovie spunta un accordo d’affitto
C’è un documento firmato dall’ente al livello nazionale che proroga la locazione Intanto uno degli inquilini dell’ex stazione San Marco fa appello per comprare la casa
LIVORNO. Ex stazione San Marco, la storia infinita. Le Ferrovie dello Stato nel 2008 avevano notificato alle 20 famiglie che abitano nei condomini fra i binari, all’interno dell’ex scalo, la disdetta della locazione, con successiva messa all’asta dell’immobile. Sfratto confermato dal giudice 4 anni dopo, nel 2012, con una sentenza. Ma oggi, a distanza di altri tre anni, spunta un accordo che risale proprio al 2008 e che rimette tutto in gioco: c’è un’intesa, firmata al livello nazionale da un lato dalle Ferrovie, Rfi e Federservizi, e dall’altro da Sunia, Sicet e Uniat Uil, che protrae il contratto di affitto di 4 anni più 4, a partire dal 2008, quindi fino al 2016. Dunque, per altri due anni gli inquilini dotrebbero poter dormire sonni tranquilli. Ma è proprio così? A leggere il contratto pare proprio di sì: “Le parti concordano di confermare per il prossimo rinnovo dei contratti di locazione degli alloggi di proprietà di Fs e Rfi, in scadenza il 31 dicembre (2008 ndr), l’applicazione della legge 431/98” che regola i contratti di affitto. Nell’accordo è scritto anche che “la durata della locazione è fissata in 4 anni +4”, proprio come prevede la legge 431. Dunque, sembrerebbe tutto chiaro.
Ma a questo punto, la domanda che si pongono gli inquilini della ex stazione San Marco è la seguente: perché le Ferrovie hanno taciuto l’esistenza di questo accordo? «La consolazione è che a trovarci in queste condizioni non siamo solo noi: centinaia di famiglie sono nei nostri stessi panni in tutta Italia», dice Rossella Roncucci, una delle inquiline dell’ex scalo.
Le famiglie che abitano nella ex stazione San Marco negli anni ne hanno passate di tutti i colori. Con una costante: l’incertezza dell’alloggio. Ma in teoria le cose sarebbero dovute andare diversamente. Basti pensare che nel 1994 era partito un censimento, fatto dalle Fs tramite la società Metropolis spa, in cui era stata chiesta agli inquilini la disponibilità all’acquisto degli immobili . Le lettere erano continuate anche l’anno dopo quando Metropolis aveva chiesto agli abitanti anche quale modalità di pagamento preferissero per l’acquisto. Un’iniziativa che aveva rincuorato i residenti che da anni sognavano di comprare quelle case. Ma quelle richieste non hanno mai avuto seguito. E nel 2008 sono arrivate le disdette degli affitti.
Intanto, sono ancora in corso le cause che alcuni degli inquilini hanno fatto alle Fs per la possibilità, prima proposta e poi negata, di acquistare la casa dalle Ferrovie. Tra coloro che si sono rivolti al tribunale c’è la famiglia Roncucci, rappresentata dall’avvocato Marco Caradonna. Ma nei mesi scorsi il giudice ha respinto la richiesta di Roncucci perché a suo avviso non sorge l’obbligo di alienare l’immobile. Il giudice ha anche confermato la necessità di liberare l’alloggio, così come chiesto da Fs, condannando gli inquilini al pagamento delle spese processuali. Ma l’avvocato Caradonna ha fatto appello contestando la decisione del giudice. Il legale fa riferimento alla legittima aspettativa della sua cliente ad acquistare la casa: «L’alienazione dell’immobile - spiega Caradonna - non solo è stata inserita nel piano regionale di vendita ma è stata di fatto messa in vendita, attraverso un invito di Fs a fare un’offerta entro e non oltre il 31 luglio 2008». L’udienza d’appello è stata fissata a giugno. Chi vivrà vedrà.
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