Il Tirreno

Livorno

Dimezzate le pulizie a scuola Infuriati i genitori e i lavoratori

di Martina Corirossi e Mauro Zucchelli
Dimezzate le pulizie a scuola Infuriati i genitori e i lavoratori

Il nuovo appalto-monstre è stato centralizzato dal ministero che l’ha fatto gestire da Roma Drastico taglio all’orario degli addetti. Rimbalza l’ipotesi di uno “sciopero di mamme e babbi”

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LIVORNO. Esplode la protesta dei genitori degli alunni: le scuole sono sempre più sporche e con sempre meno sorveglianza. Figurarsi che sui social network rimbalza non solo il mugugno collettivo ma anche l’ipotesi paradossale di arrivare a una sorta di “sciopero dei genitori”che di fatto si concretizzerebbe nel rifiuto di mandare i figli a scuola in queste condizioni. In numerose scuole sono in agenda riunioni e assemblee per parlare di quest’argomento: ad esempio, oggi pomeriggio alle Thouar i rappresentanti di classe si incontreranno con i vertici della scuola.

Non basta: adesso sono sul piede di guerra anche i lavoratori che perdono il posto o si vedono drasticamente tagliare gli orari (e dunque lo stipendio). Parte da qui la ragione che sta facendo infuriare migliaia di famiglie livornesi: parola di Patrizia Villa (Flc Cgil) e Pieralba Fraddanni (Filcams) che denunciano quella che definiscono «qualcosa di più di una problematica solamente occupazionale»: è «un vero e proprio dramma a livello di sicurezza, igiene e decoro di buona parte dei plessi scolastici elementari e superiori di Livorno». Con situazioni al limite dell’assurdo: in certi casi le addette alle pulizie vedranno ridotta la loro giornata lavorativa da 4 ore a turni di 45 minuti.

In realtà, tutto nasce dal fatto che il business della pulizia delle scuole è stato accentrato nelle mani del ministero dell’istruzione, che l’ha “girato” a Consip, la centrale nazionale degli appalti della pubblica amministrazione, per gestirlo da Roma: è una torta gigantesca che vale ben 1.795.860.000 euro. Sì, avete letto bene: 1,8 miliardi di euro, l’equivalente di una “manovrina” del governo, oltre 3.500 miliardi di vecchie lirette. Da suddividere in 13 lotti: 83,8 miliono di euro quello che riguarda tutte le scuole della Toscana. L’ha vinto – così come quello da 194 milioni in Puglia – la Dussmann Service, la “costola” italiana di un gigante tedesco che vale 60mila dipendenti in 21 Paesi.

Negli ultimi mesi nelle cronache della costa toscana il nome di questa multinazionale è rimbalzato numerose volte per una sfilza di problemi fra tagli di personale, rischio di licenziamenti e chiusure: per i 4 ospedali della zona di Massa Carrara, per la lavanderia di Cecina, per la cucina di Pisa...

A Livorno ad essere coinvolte sono quelle scuole che dal 2000 hanno esternalizzato i servizi di pulizia (il gruppo dei cosiddetti “appalti storici”). Secondo quanto riferiscono i sindacati, nel provincia di Livorno di questo lavoro vivono «150 dipendenti, in maggioranza donne e in alcuni casi in famiglie monoreddito».

Il monte ore era già stato decurtato nel 2010 ma è con l'ultima gara di appalto che la situazione è divenuta insostenibile. Villa e Fraddanni mettono nel mirino la logica del massimo ribasso negli appalti. Da lunedì scorso – viene sottolineato – le lavoratrici delle imprese di pulizia delle scuole della nostra provincia hanno visto crollare il loro orario (con tagli «fino al 60%»), e di conseguenza lo stipendio.

Un barlume di speranza era emerso alla fine del 2013 quando le sigle sindacali avevano concordato con la Dussmann che il personale avrebbe avuto le stesse condizioni di lavoro che aveva con le precedenti aziende. Un'intesa resa possibile dall'emendamento 748 della legge di stabilità che stanziava per i primi due mesi del 2014 uguali risorse rispetto a novembre e dicembre 2013. «In questo modo – spiegano le due rappresentanti sindacali – sarebbe stato possibile attivare dei tavoli di confronto per capire come risolvere l'emergenza entro il 1 marzo 2014, mantenendo i livelli di occupazione e reddito dei lavoratori ma al contempo servizi di pulizia e sorveglianza dignitosi».

Per adesso, resta confermato soltanto l'utilizzo della cassa integrazione in deroga fino al 31 marzo 2014 come era nei vecchi appalti. «Hanno proceduto senza concertare con le scuole: in alcuni casi sono le lavoratrici stesse che si stanno organizzando in autonomia con il personale Ata», denuncia Villa annunciando che i due sindacati hanno chiesto un incontro urgente al prefetto.

Discorso a parte lo merita proprio il caso del personale Ata: si tratta dei "bidelli" che in alcune scuole si alternano alle lavoratrici delle imprese di pulizie nei compiti di sorveglianza. Anche il personale Ata è stato ridotto dal 2008 a oggi di 140 unità (circa il 18%). «Tutto questo – aggiunge Villa – a fronte di un aumento del numero degli alunni, delle legittime richieste da parte dei genitori e del numero di studenti con handicap». Questo significa, per fare un esempio concreto, che una struttura di due piani con oltre 200 bambini dovrà essere pulita nel giro di 2 ore. In alcune scuole, a un dipendente Ata si affiancavano fino a 6 lavoratori esterni: con questo ennesimo taglio da lunedì scorso sono di fatto spariti 3 "sorveglianti" su un totale di 7.

«Aver affidato l'appalto con un ribasso di tale portata è colpevole, – conclude Fraddanni – mi chiedo quale priorità e attenzione sia data al mondo della scuola, alla formazione delle generazioni del domani».

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