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Livorno

Portuali, alleanza con la maxi-coop di Firenze

Portuali, alleanza con la maxi-coop di Firenze

Ossigeno per le casse della Compagnia: arriva la potente Cft. Entro aprile il nuovo piano industriale

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In calce all'intesa ci sono le firme dei vertici di due grosse realtà cooperative: da un lato, la Compagnia portuale e, dall'altro, la Cft, colosso fiorentino nella logistica della grande distribuzione. Ma stavolta non si tratta semplicemente di un accordo commerciale che vale un traffico di ortaggi o magari un collegamento di container-frigo di frutta: è una alleanza a 360 gradi che porta a uno scambio di partecipazioni societari facendo del gigante fiorentino il socio sovventore-finanziatore che apporterà ossigeno finanziario alla Compagnia portuale da due anni alle prese con il tentativo di uscire dalla crisi mettendo mano a un piano di risanamento lacrime e sangue che mira a rifondare la coop più importante del porto. Al tempo stesso, la Compagnia acquisisce una partecipazione in Cft.

Beninteso, la figura del socio sovventore non è paragonabile a quella dell'azionista e, dunque, se Enzo Raugei, numero uno dei portuali livornesi, parla esplicitamente di «svolta storica» non è solo perché l'ingresso di sovventori-finanziatori è una novità assoluta per la Compagnia di via San Giovanni. Sono soprattutto due le ragioni da mettere sotto la lente.

La prima ha a che vedere con la prospettiva strategica, diciamo così, di "prodotto". Le due cooperative lavorano in campi adiacenti e complementari, gli stati maggiori di entrambi gruppi giocano la scommessa sull'integrazione reciproca. Come dire: l'intreccio con la Cft porta la Compagnia a esplorare campi di business non del tutto esplorati come la logistica alimentare (anche se nel settore ortofrutta dal quale la Cft proviene è stato al centro sia della storica esperienza con le banane a marchio Dole sia del tentativo del Reefer, nel quale anche la società fiorentina per un periodo ha avuto uno zampino).

La seconda ha a che fare con lo scenario ancor più fondativo: riguardante addirittura la sopravvivenza stessa della Compagnia (e il modo per assicurarla). In passato, l'emergenza acuta della crisi finanziaria era stata fronteggiata dai portuali vendendo un pezzo di questo e un pezzo di quello: come se fosse possibile tener in piedi una realtà che presenta un conto economico le cui emorragie vengono curate semplicemente a suon di trasfusioni di contanti ottenuti cedendo i "gioielli" di casa. È una sottile linea rossa che culmina con la cessione del controllo del terminal Tdt ai genovesi di Luigi Negri: prevedibilmente avrebbe costretto la Compagnia a mettere sul piatto prima il Faldo (ma in una fase di vacche magre per le vendite immobiliari) e presto anche la Cilp, ritornando al vecchio mestiere di "camalli" prestatori di braccia e stop. Al contrario, non sarà una via lastricata di rose e fiori ma almeno si intravede il tentativo non solo di aggrapparsi alla prima ciambella finanziaria ma anche di provare va costruirsi una missione produttiva.

Belle parole? Per adesso sì, ma la Cft non è la Fatebenefratelli in soccorso di una coop "amica". Il «comune progetto di sviluppo basato sull'integrazione dei diversi anelli della catena logistica» è qualcosa di differente di un bel protocollo d'intesa che, come un sigaro o il cavalierato, non si nega a nessuno: lo dice il fatto che l'alleanza - come annuncia, sottolineandolo in neretto, la nota congiunta firmata dai presidenti Leonardo Cianchi (Cft) e Enzo Raugei (portuali) - porta con sé «l'elaborazione di un nuovo piano industriale per il periodo 2014-2017» da parte della Compagnia portuale. E soprattutto il fatto che lo farà a tambur battente: sarà presentato all'assemblea dei soci «entro aprile». Obiettivo: la «crescita di volumi e di fatturato». Accompagnata da interventi su una pluralità di fronti interni ai processi decisionali dentro la Compagnia: 1) alla ristrutturazione finanziaria e economica si aggiunge quella relativa alla governance; 2) non mancheranno «interventi di natura societaria» che si riterranno «funzionali al superamento della crisi e al rilancio» della Compagnia.

C hissà se l'apporto del parftner fiorentino sarà anche di management: il presidente Cft, Leonardo Cianchi, dopo aver parlato dell'importanza di essersi garantito un affaccio sul mare, dice che «siamo pronti a condividere competenze e professionalità per contribuire a rivitalizzare l'attività portuale.

In effetti, anche Enzo Raugei, dalla plancia di comando dei portuali segnala che il dinamismo di Cft «saprà dare un nuovo impulso alla governance e all'attività della nostra Compagnia». Ma soprattutto aggiunge: nel nuovo piano industriale «la parola d'ordine tornerà a essere "crescita"». Precisando: non più «indirizzata ai soli traffici portuali» ma con occhi spalancati sulle «opportunità che offre il mercato più complessivamente inteso».

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di Redazione web